che bell’ambiente!

La didattica con cui si è pensata l’architettura ora sarà l’ambiente per un nuova didattica: in spazi pieni d’aria, di luce, con i banchi che scorrono su rotelle per muovere gli studenti in didattiche finalmente realizzabili, con lavagne elettroniche di ultima generazione (i BigPad della Sharp), con gli armadietti personali numerati per ogni studente per lasciare qui i libri, con i bidoncini della raccolta differenziata graziosi nel design tipo bocche-di-aerazione-di-nave, con decine e decine di spazi per leggere un giornale, sciallare in questi «spazi calmi», sprofondare in un puff, dove poter studiare da soli in un momento di difficoltà, con casette-nido per confortare il meltdown di un ragazzo autistico, con aule insegnanti dotati di angolo cucina per mangiare tranquilli, con bagni puliti e belli… 

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indicativo presente

Quando sei licenziato a 50 anni senti che sotto il tuo mondo si apre una voragine oscura: quell’idea così consolidata di “carriera”, di sicurezza, di progressivo assopirsi verso la pensione, svanisce nelle poche settimane in cui devi saperti difendere dal mobbing aziendale per ottenere la migliore buonuscita cui lavora il tuo avvocato. Quando ho appreso la resilienza, e sono finite prima l’euforia della libertà, poi la rabbia per l’espulsione e infine la depressione del “perché proprio io?”, mi sono detto: «Il mondo non ha più bisogno di giornalisti, perché tutti leggiucchiano ormai brevi news gratuite sul web. Devo farmene una ragione: sono come un postiglione di inizio Novecento: la sua carrozza non avrebbe mai più viaggiato perché era nata l’automobile; i suoi cavalli sarebbero andati al macello. Non è colpa mia, è l’Ineluttabile. È l’Impermanenza che ho capito come buddhista che ora si fa tegola sulla mia testa». Poi, mi sono chiesto: «Quale cosa che io so fare può ancora servire al mondo? Cosa potrebbero comprare da me gli altri?». La risposta è stata insegnare, e stare con le ragazzine, e i ragazzini, vicino alla loro stupenda e terribile energia.

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