«Il destino, secondo me»

Di sicuro essere licenziato è una delle cose che ha contribuito a fare di me uno scrittore ma, in senso più immediato, quel lavoro è stata un’altra possibilità – un’altra direzione possibile – che si è risolta con un nulla di fatto, non ha portato da nessuna parte. Questo rientra nel processo di diventare scrittori. Il più delle volte uno finisce con il diventare scrittore a mano a mano che i tentativi di fare altro non producono risultati. Non ti rimane che la scrittura. È pur sempre una possibilità, anche quando – specie quando – non disponi di altro.
Geoff Dyer, Licenziato (2004)

Il destino, secondo me, non è quello che c’è in serbo per te; è quello che è già in serbo dentro di te – ed è paziente come la morte.
Geoff Dyer, Sul tetto (2002)

«I see something of myself»

As an artist I have always felt that my task is not to create meaning but to charge the air so that meaning can occur.In all my pictures of people or places I see something of myself. I see the same qualities or troubles that I faced growing up.
The root of my work comes from the aberrations of my childhood and how these become attractions in adulthood.
It is about an attempt to understand how we replay, and recreate our earlier lives over and over again.
To me it all fits into me going back and responding to my history. My memory.

Todd Hido

http://jmcolberg.com/weblog/extended/archives/a_conversation_with_todd_hido/

«But sometimes they be talkin’ in codes»

HUSHPUPPY: All the time, everywhere, everything’s hearts are beating and squirting, and talking to each other the ways I can’t understand. Most of the time they probably be saying: I’m hungry, or I gotta poop. [listening to bird’s heartbeat] But sometimes they be talkin’ in codes.

Benh Zeitlin, Beasts of the Southern Wild (2013), con Quvenzhané Wallis

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«But don’t waste your time trying to cross-examine me»

VIVIAN: I don’t like your manners.
MARLOWE: And I’m not crazy about yours. I didn’t ask to see you. I don’t mind if you don’t like my manners, I don’t like them myself. They are pretty bad. I grieve over them on long winter evenings. I don’t mind your ritzing me drinking your lunch out of a bottle. But don’t waste your time trying to cross-examine me.

Howard Hawks, The Big Sleep (1946); co-sceneggiatura di William Faulkner, con Lauren Bacall e Humphrey Bogart

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Quel malessere oscuro del cuore

Ci dev’essere una latitudine che scorre nelle vene delle narratrici delle aree settentrionali di Europa e America: quelle comunità in qualche modo ibernate nelle loro orgogliose tradizioni, le tante province che pullulano tristemente lontano da Londra o New York, le sere fredde, le notti gelide, gli stivali che scrollano la neve ghiacciata all’ingresso di accoglienti tane domestiche. Come in Fargo, il film dei Coen e la serie tv da loro prodotta. Non sono donne diverse da noi, uomini o adolescenti diversi da noi, ma è come se in quella latitudine non lontana dal freddo polare tutti fossero un po’ più feroci e insieme affettuosi di noi. Se sei solo sei solissimo, se sei triste ti suicidi, se ami tua madre e tua sorella le ami e sei amato tantissimo.
Quel malessere oscuro del cuore

Miriam Toews