Sesso e morte – diceva il Marquis de Sade –, sono poli di uno stesso estremo, e come in ogni horror anche in Night of the Living Dead scorre sottile una blanda vena erotica: la brava girl che correndo perde le scarpine come Cenerentola inseguita dalla mezzanotte e resta con collant smagliati; Ben il bell’uomo nero che si china ai suoi piedi feriti nel bunker di legno e li medica, la biondina isterica che urla nella crisi di terrore e il forte uomo afro che la stringe con forza e la placa… Il cannibalismo, anche quello dello zombie, ha una forte traccia ancestrale, perché affondare i denti in una carne viva (il titolo della sceneggiatura originale di Romero era Night of the flesh eaters) ha un suo che molto sessuale; non ci mordicchiamo e graffiamo all’apice di un amplesso che ci fa perdere il controllo? Non “assaltiamo” il corpo del nostro partner avidi di vita e della sua energia?

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Fantozzi è l’apoteosi dell’impotenza. Il passo che ho citato prima dimostra che il personaggio non era affatto inconsapevole. Era impotente. Ignorante di ritorno, ingrassato, con un erotismo disfatto in bava agognante e sbeffeggiata. Gli stronzi c’erano e ci sono, e nelle dinamiche del lavoro li incontri ovunque, anche – che so – in case editrici e giornali: bisogna compiacere il capo e leccare il culo alla moglie e alla figlia.
Quando me ne sono andato di casa a vent’anni non sono mai più entrato all’Azienda Elettrica Municipale, e mio padre andando in pensione è sbocciato riscoprendo le sue radici di montanaro con una sua socievolezza cordiale e tante amicizie e interessi.
Il rag. Ugo Fantozzi invece è rimasto intrappolato per sempre, oltre la morte del suo autore Paolo Villaggio, dato per morto tante volte, cinico e beffardo anche sulla morte, e ora – pare – veramente morto.

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