«Quand je vous aimerai? Ma foi, je ne sais pas»

– Quand je vous aimerai?
Ma foi, je ne sais pas,
Peut-être jamais, peut-être demain
Mais pas aujourd’hui, c’est certain

L’amour est un oiseau rebelle
Que nul ne peut apprivoiser,
Et c’est bien en vain qu’on l’appelle,
S’il lui convient de refuser
Rien n’y fait, menace ou prière,
L’un parle bien, l’autre se tait:
Et c’est l’autre que je préfère,
Il n’a rien dit mais il me plaît
L’amour! L’amour! L’amour! L’amour!

L’amour est enfant de Bohème,
Il n’a jamais, jamais connu de loi;
Si tu ne m’aimes pas, je t’aime:
Si je t’aime, prends garde à toi!
Si tu ne m’aimes pas,
Si tu ne m’aimes pas, je t’aime!
Mais, si je t’aime,
Si je t’aime, prends garde à toi!
Si tu ne m’aimes pas,
Si tu ne m’aimes pas, je t’aime!
Mais, si je t’aime,
Si je t’aime, prends garde à toi!

L’oiseau que tu croyais surprendre
Battit de l’aile et s’envola
L’amour est loin, tu peux l’attendre;
Tu ne l’attends plus, il est là!
Tout autour de toi, vite, vite,
Il vient, s’en va, puis il revient
Tu crois le tenir, il t’évite,
Tu crois l’éviter, il te tient
L’amour! L’amour! L’amour! L’amour!

L’amour est enfant de Bohème,
Il n’a jamais, jamais connu de loi;
Si tu ne m’aimes pas, je t’aime:
Si je t’aime, prends garde à toi!

Georges Bizet, Carmen

«affronta la battaglia della vita, così non commetterai peccato»

bhagavad-Gita-and-krishna-arjunaFiore tra gli Uomini, colui che non può essere turbato da queste cose [i sensi], chi rimane calmo ed equanime nel dolore e nel piacere, lui solo è degno d’ottenere l’immortalità (Il Beato, II: 15)

Rimanendo equanime nella felicità e nel dolore, nel guadagno e nella perdita, nella vittoria e nella sconfitta, affronta la battaglia della vita. Così non commetterai peccato. (Il Beato, II: 38)

Ti ho spiegato la saggezza fondamentale del Sankhya. Adesso ascolta la saggezza dello Yoga, possedendo la quale – o Partha, spezzerai le catene del karma. (Il Beato, II: 39)

Tu hai diritto soltanto all’azione e mai ai frutti che derivano dalle azioni. Non considerarti il produttore dei frutti delle tue azioni, e non permettere a te stesso d’essere attaccato all’inattività. (Il Beato, II: 47)

Pensare agli oggetti dei sensi causa attaccamento ad essi. Dall’attaccamento nasce il desiderio, e dal desiderio scaturisce la collera. (Il Beato, II: 62)

Compi le azioni che costituiscono il tuo sacro dovere, perché l’azione è migliore dell’inattività. Anche il semplice mantenimento del corpo sarebbe impossibile senza attività. (Il Beato, III: 8)

La libertà si ottiene sia con la rinuncia che con l’adempimento delle azioni. Delle due, la via dello yoga dell’azione è migliore della via della rinuncia all’azione. (Il Beato, V: 2)

O Figlio di Kunti, poiché i piaceri dei sensi nascono dai contatti esteriori e hanno un inizio e una fine (sono effimeri), generano soltanto dolore. Nessun saggio cerca la felicità in essi. (Il Beato, V: 22)

Lo yogi beatamente assorto nella verità e nella realizzazione del Sé è indissolubilmente unito (allo Spirito). Imperturbabile, conquistatore dei suoi sensi, egli guarda con occhio equanime una zolla di terra, una pietra e l’oro. (Il Beato, VI: 8)

Invero la saggezza (nata dalla pratica yoga) è superiore alla pratica (meccanica) dello yoga; la meditazione è più desiderabile del possesso della conoscenza (teorica); la rinuncia ai frutti delle azioni è meglio (degli stati iniziali) della meditazione. la rinuncia ai frutti delle azioni è seguita immediatamente dalla pace. (Il Beato, XII: 12)

L’individuo che non crea disturbo nel mondo e che non può essere disturbato dal mondo, che è libero da esultanza, gelosia, paura e ansietà – anche questi Mi è caro. (Il Beato, XII: 15)

Chi è ugualmente tranquillo davanti ad amici e nemici, (ricevendo) adorazione e insulti, e durante le esperienze di caldo e freddo e di piacere e sofferenza; chi ha rinunciato all’attaccamento, considerando allo stesso modo lode e biasimo; chi è tranquillo e contento con qualunque cosa, non attaccato alla vita di casa, ed ha una natura calma e piena di devozione – questi Mi è caro. (Il Beato, XII: 18-19)

(Il saggio è contraddistinto da) umiltà, mancanza d’ipocrisia, non violenza, clemenza, rettitudine, servizio al guru, purezza di mente e corpo, fermezza e auto-controllo;

Indifferenza verso gli oggetti dei sensi, assenza di egoismo, comprensione delle sofferenze e dei mali (impliciti nella vita mortale): nascita, malattia, vecchiaia e morte;

Non attaccamento, non identificazione del Sé con cose come figli, moglie e casa; costante equanimità in tutte le circostanze desiderabili e indesiderabili;

Incrollabile devozione a Me mediante lo yoga della non-separazione; vivere in luoghi solitari, evitare la compagnia delle persone mondane;

Assenza di paura, purezza di cuore, perseveranza nell’acquisizione della saggezza e nella pratica yoga, carità, controllo dei sensi, compiere riti sacri (yajna), studio delle sacre scritture, austerità, rettitudine;

Non violenza, verità, assenza di collera, rinuncia interiore, pace, avversione alla calunnia, compassione verso tutte le creature, assenza di cupidigia, gentilezza, modestia, tranquillità;

Radiosità di carattere, clemenza, pazienza, purezza, mancanza di odio e assenza di orgoglio – queste qualità, o Bharata, sono la ricchezza di chi ha inclinazioni divine.

O Partha, il vanitoso orgoglio, l’arroganza, l’eccessiva stima di sé, la collera, come pure l’asprezza e l’ignoranza, contraddistinguono l’uomo nato con una natura demoniaca (asurica). (Il Beato, XVI: 1-4)

È meglio adempiere il proprio dharma anche se senza merito (e in maniera imperfetta), che fare bene il dharma di un altro. Chi compie il dovere prescritto dalla propria natura innata non commette peccato. (Il Beato, XVIII: 47)

Non dire mai queste verità a chi è privo d’auto-controllo o di devozione, né a chi non rende alcun servizio o non desidera ascoltare, né a chi parla male di Me.

Bhagavadgītā

il pavone di Kṛṣṇa

 

Kṛṣṇa è l’ottavo avatāra di Vishnu: qui è raffigurato come Kṛṣṇa Veṇugopāla, ovvero Kṛṣṇa suonatore di flauto (veu) e pastore delle mucche (gopāla). Ha una corona regale (kirīṭa mukua) con penne di pavone (mayūrapattra) che simboleggiano l’immortalità, richiamata anche dal pavone in basso a destra della figura. Il pavone simboleggia l’immortalità in quanto il suo progenitore nacque da una piuma di Garuda.

Krishna e il pavone

«Soyez bienvenus au Paradis fin des soucis!»

Le Magasin Des Suicides – Chanson Des Tuvaches
Avec la crise qui vous défrise
(Avec la crise qui vous défrise)
Quoi de plus doux qu'une mort exquise
(Une mort exquise)
Soyez lucides et pas timides
(Soyez lucides et pas timides)
Y a pas à dire
Vive le suicide!

Entrez, entrez
N'ayez pas peur
Nous sommes ouverts
Jusqu'à 20 heures
Tout est limpide
Rien n'est trompeur
Vous faire mourir
C'est notre bonheur!

Si ça vous coûte
Le premier pas
N'oubliez pas
Que nous sommes là
Pour vous aider
Sans tralala
A passer de vie à trépas!
(De vie à tépas)

Avec la crise qui vous défrise
(Avec la crise qui vous défrise)
Quoi de plus doux qu'une mort exquise
(Une mort exquise)
Soyez lucides et pas timides
(Soyez lucides et pas timides)
Y a pas à dire
Vive le suicide!

Soyez bienvenus
Au Paradis
Fin des soucis
C'est comme je vous l'dit
Tout est possible
Rien interdit
Rien mise à part
Qu'on n'fait pas crédit!

Pour partir y a tellement de façons
Grand choix mortel de 300 poisons
Sans oublier la pendaison
C'est sa passion !
Rien que d'y pensez j'ai le frisson
Le grand frisson!

Avec la crise qui vous défrise
(Avec la crise qui vous défrise)
Quoi de plus doux qu'une mort exquise
(Une mort exquise)
Soyez lucides et pas timides
(Soyez lucides et pas timides)
Y a pas à dire
Vive le suicide!

Tous nos produits sont de qualité
Nous garantissons le décès
Notre devise pour assurer
Soit trépassé soit remboursé!

On est utile à toute la ville
(Ils sont utiles à toute la ville)
Et quelque soit votre profil
(Notre profil)
Oubliez tout mourrez tranquilles
(Oublions tout mourrons tranquilles)
Adieu la vie ainsi soit t-il!