Fantozzi è l’apoteosi dell’impotenza. Il passo che ho citato prima dimostra che il personaggio non era affatto inconsapevole. Era impotente. Ignorante di ritorno, ingrassato, con un erotismo disfatto in bava agognante e sbeffeggiata. Gli stronzi c’erano e ci sono, e nelle dinamiche del lavoro li incontri ovunque, anche – che so – in case editrici e giornali: bisogna compiacere il capo e leccare il culo alla moglie e alla figlia.
Quando me ne sono andato di casa a vent’anni non sono mai più entrato all’Azienda Elettrica Municipale, e mio padre andando in pensione è sbocciato riscoprendo le sue radici di montanaro con una sua socievolezza cordiale e tante amicizie e interessi.
Il rag. Ugo Fantozzi invece è rimasto intrappolato per sempre, oltre la morte del suo autore Paolo Villaggio, dato per morto tante volte, cinico e beffardo anche sulla morte, e ora – pare – veramente morto.

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