congedo del quasi ultimo dell’anno

sono inginocchiato proprio
davanti al foglio bianco
e provo dolore giù
alla base della schiena
e alle articolazioni in generale
ed effettivamente così è giusto
perché quello che di più religioso
(sacro, meglio)
io so fare è: S C R I V E R E
e non è giusto
che la beatitudine
(che non è che una grande bellitudine)
non rechi come etica espiazione
del dolore che mi faccia in qualche modo
santo

scrivo perché è quasi l’ultimo dell’anno
e voglio compilare un testamento:
nel cervelletto – come una cometa
che ha orbita profonda intorno ad una stella –
questa mattina passa veloce
sì, dentro il lobo occipitale
un wooom costante, velocissimo
all’istante che sfiora vicinissimo
il mio succo vitale
per poi sparire – svelto come fata dispettosa –
nel remoto

e se morissi con dolcissima
opzione di una arteria che si squarcia
silenziosamente
inavvertitamente
e allaga del mio sangue vecchio e caldo
tutto quanto
non voglio che chi m’ama
non abbia queste penultime parole:
«lascio tutti i miei organi
ormai logorati dal lavoro svolto
a chi ne possa fare un uso coraggioso
per vivere con più impeto di me
l’occasione bella di nascere in un mondo;
il resto inceneritelo nel vento
possibilmente – se vi aggrada –
dentro un vento di tiepida montagna
che abbia una sua costanza eterna
una sua imponenza esterna
un suo messaggio solenne e permanente…

per il resto, dai, i miei figli
certamente mi perdoneranno
per essermene andato con così poco disturbo
lo so che mi vorranno bene
quando mi penseranno qualche volta:
per parte mia – miei karmici gioielli –
io farò in modo che gli atomi
che vi hanno seminato
non vi rechino disturbo alcuno nel futuro:
so che della vostra vita voi farete
un gran bell’uso
attraverserete le gore del confuso
non farete male al prossimo snervante
e che ben di più di me
vi spingerete nel più godibile distante

tu, invece, credo, per un po’ triste sarai
pensando qualche volta che forse
se ti fossi data un po’ di scossa
avresti qui con me fatto più cose
di assoluta quieta amorevole significanza:
dormire accanto a me
svegliarmi delicatamente dall’orrore
che nel sonno mi fa urlare certe ore
mangiare cibi con garbo cucinati
parlando interessati di infinite cose
guardare un film tranquilli
sottotitolato da sporadici commenti

sarai incerta se venire al funerale
in forma credo laica o riformata
(fate voi)
e forse verrai dopo
non sapendo bene dove
a lanciarmi un fiore rosso
lagrimando sotto la veletta nera
che tu indosserai perché ricorderai
quanto mi piacessi travestita
da signora chic & osée

qui volevo che sapessi
che non importa
che non potrò aver risentimenti
perché sarò tornato
alla tavola degli elementi
e potrai:
o respirarmi
o masticarmi
o bermi
senza che io ne abbia sentimento

scusami se stanotte ho fatto un sogno
abbastanza articolato
che non ho avuto tempo
di destrutturare nel suo significato:
ero a capo del servizio
(maître di casa)
di una crew di cameriere concitate
e dovevo stare dietro
a una riunione di lavoro
di musicologi un po’ isterici e un po’ stronzi
che selezionavano dei saggi
sul mio adorato Philip Glass
(c’era anche lui, mi pare)
ed io volevo che tutto andasse bene

poi eravamo nel lounge dell’NH Tech
(che, dai, concederai
come location
della mia ultima notte)
ed io – mentre partivano –
ero folle di eccitazione
per una saggista bruna di capelli
sui quaranta, con il musetto bambolino
ma insieme malizioso e porcellino
che trovavo imprevedibile
perché si era tolta le scarpe
e stava con le gambe e i piedi nudi
accovacciata su un divano
e io trovavo irresistibili:
1. la pelle bianca bianca
2. le dita dritte e lunghe lunghe
e sì – è successo:
alla fine la baciavo sulle labbra

non ritengo si tratti
di un tradimento irrimediabile
perdonami, cara
ma tu eri a letto con il tuo consorte
e come ti perdono giorno dopo giorno
perdonami tu, orsù, per una notte

ecco
ho fatto quello
che volevo fare
ho detto (scritto)
quello che volevo dire (epigrafato come scritto)
e tutti vi saluto
e abbraccio un po’ spiaciuto
di non avere visto altri meravigliosi
geniali coinvolgenti emozionanti
frutti del nostro umanissimo intelletto
LOVE U ALL
dimenticatemi con garbo…

vivete la bellezza di ogni istante!
amatevi ogni ora
(sin da ora)

© Daniele Martino 2017 – proprietà letteraria riservata

 

cuori solitari e amore cosmico

Within You Without You di George Harrison pare la canzone più contemporanea: sarà parsa insopportabile negli anni del sogno rivoluzionario comunista, in cui Che Guevara era più virile del languido Lennon con la corona di fiori al collo e le gambe incrociate; ma dopo tante rapide ere la libertaria strada scelta da Lennon e la devota comprensione induista di Harrison in Within You Without You, in questo raga accorciato in canzone pop, sembrano le più credibili e le meno vintage:
visto che siamo ancora senza pace della mente qui, a cercare di imparare come non dannarci dietro tizia o caio per farla fluire, ‘sta vita, dentronoi o senza noi, Lonely Hearts incapaci di amare tutti gli esseri, senza ingordigia sessuale o opportunismo materiale.

 

http://www.doppiozero.com/materiali/sgt-peppers-lonely-hearts-club-band

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i nostri ricordi sbiaditi

Pensando infine alla morte di Boncompagni, mi rendo conto che la radio, la televisione hanno una sorte più ingiusta della letteratura, del cinema: io posso leggere Lolita di Nabokov, o rivedere per la decima volta Lolita di Kubrick; da solo, e ogni volta riprovare la stessa ammirazione letteraria e cinematografica e le stesse emozioni. Se riascolto Bandiera gialla, invece, o Alto gradimento, o vedo un clip di Non è la Rai, provo solo malinconia per un piacere effimero scomparso. L’era internet ha frantumato e individualizzato nell’on demand piaceri d’autore ma seriali, istantanei, non più condivisibili, non più massmediatici. Il giorno dopo non vai più a scuola facendo i versi di Scarpantibus e ridendo con gli amici. Non canti la canzone gialla con loro. Non condividi a bassa voce il sogno di attendere i 18 anni di Ambra Angiolini per fare l’amore con lei. La Storia della radiotelevisione italiana così sbiadisce nei nostri ricordi, rimane a pezzettini su Wikipedia e YouTube, e rimarrà viva con noi solo per un po’, dopo che Boncompagni se ne è andato fuori onda.

http://www.doppiozero.com/materiali/il-dionisiaco-mascherato-30-anni-geniali-di-gianni-boncompagni

http://www.doppiozero.com/users/dmartino

 

Cohen: un’enorme compassione

Leonard Cohen ha patito una lunga malattia; il suo corpo è lentamente, dolorosamente franato sul suo scheletro malato, e il dolore che provava non gli ha mai impedito di essere spiritoso, autoironico, e sereno. Nelle ultime sue interviste ha parlato di come gli si stava facendo incontro la morte: «Il più grande cambiamento è quando la morte si fa proprio vicina. Io sono un ragazzo molto ordinato, mi piace tirare per bene le corde finché posso. Se ci riesco, bene. Devo assolutamente finire ciò che ho cominciato. Sono pronto a morire. Spero non sia troppo sgradevole. Mi preoccupo solo di questo».

leggi l’articolo completo su doppiozero

«Povero Pinocchio! Mi fai proprio compassione!…»

Ma il Grillo, che era paziente e filosofo, invece di aversi a male di questa impertinenza, continuò con lo stesso tono di voce:
“E se non ti garba di andare a scuola, perché non impari almeno un mestiere, tanto da guadagnarti onestamente un pezzo di pane?”
“Vuoi che te lo dica?” replicò Pinocchio, che cominciava a perdere la pazienza. “Fra tutti i mestieri del mondo non ce n’è che uno solo, che veramente mi vada a genio.”
“E questo mestiere sarebbe?…”
“Quello di mangiare, bere, dormire, divertirmi e fare dalla mattina alla sera la vita del vagabondo.”
“Per tua regola, disse il Grillo-parlante con la sua solita calma, tutti quelli che fanno codesto mestiere finiscono sempre allo spedale o in prigione.”
“Bada, Grillaccio del mal’augurio!… se mi monta la bizza, guai a te!”
“Povero Pinocchio! Mi fai proprio compassione!…”
“Perché ti faccio compassione?”
“Perché sei un burattino e, quel che è peggio, perché hai la testa di legno.”
A queste ultime parole, Pinocchio saltò su tutt’infuriato e preso sul banco un martello di legno lo scagliò contro il Grillo-parlante.
Forse non credeva nemmeno di colpirlo: ma disgraziatamente lo colse per l’appunto nel capo, tanto che il povero Grillo ebbe appena il fiato di fare crì-crì-crì, e poi rimase lì stecchito e appiccicato alla parete.

Carlo Collodi, Le avventure di Pinocchio (1883), capitolo IV. La storia di Pinocchio col Grillo-parlante, dove si vede come i ragazzi cattivi hanno a noja di sentirsi correggere da chi ne sa piú di loro.

Paolo Poli legge “Le avventure di Pinocchio” (Rai Radio3)

«Ho mai conosciuto l’amore non platonico? Sì e no»

Il 18 luglio 2013, alle ore 14, su Radio3-Wikiradio racconto il disastroso matrimonio tra Pëtr Il’ic Cajkovskij e Antonina Miljukova

http://www.radio3.rai.it/dl/radio3/programmi/puntata/ContentItem-bf167cc6-d216-4796-852f-ff1890e712a9.html

IL PODCAST

«Ho mai conosciuto l’amore non platonico? Sì e no. Se ponete in altro modo la questione e cioè chiedete se ho provato una completa felicità in amore allora la risposta è no, no, e no!!! Ad ogni modo ritengo che la mia musica contenga la risposta a questa domanda. Se mi chiedete se capisco tutta la potenza, tutta la forza smisurata di questo sentimento allora risponderò: sì, sì, e sì, e dirò di nuovo che ho provato molte volte ad esprimere in musica i tormenti e, allo stesso tempo, le delizie dell’amore»
Pëtr Il’ic Cajkovskij

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