KanGuru suite

I.

nessuno
è al sicuro

 

 

 

II.

quando arrivi
alla fine della strada
svolta ancora

 

 

 

III.

nel cuore della notte
trova il silenzio
respira la brezza

 

 

 

IV.

tu l’ami lei no
lei t’ama tu no
la sincronizzazione è andata
forse per giorni
forse per sempre

 

 

 

V.

un sogno
due sogni o tre
notte o incubo
è la tua mappa segreta
quando ti svegli

 

 

 

 

© Daniele Martino 2018 proprietà letteraria riservata

 

 

Il fiore putrefatto dell’abuso: The Tale

Solo. In vacanza. In città. Ho smesso di fumare da 4 giorni. 32º al crepuscolo. Esco a passeggiare ma un solo locale svela giovani chiassosi; lungo i viali alberati sulle panchine coppiette tristi che non si godono i bambini allegri… giorni lunghi e immobili, di solitudine anche troppa.

Poiché la lettura in corso del Frankenstein di Mary Wollstonecraft peggiorerebbe la situazione e poiché lo zapping i ching può salvarmi, lancio un canale dopo l’altro e arrivo a un film di cui non so: The Tale. C’è Laura Dern, e se c’è del Lynch mi fermo.

È strano, una produzione HBO. Sembra un film brutto, venuto male. Ma continuo, e infine comprendo che Jennifer Fox sta raccontando vita brutta a tentoni, con stadi crescenti di incredulità… è il riaffiorare casuale di un rimosso enorme. Non c’è una tesi, non c’è intento di spettacolo. È come un doc, un reality, che però germina dalla scrittura creativa e dai ricordi cartacei di una primissima adolescenza… annaspa in una memoria seppellita… lascia lentamente sbocciare il fiore putrefatto dell’inganno pedofilo.

Non avevo mai visto la rappresentazione lenta e precisa di una strategia pedofila. Non avevo mai visto l’illusione atroce di transfert di una ragazzina finire in vomito di orrore in un cesso, non avevo mai visto CHE LO FANNO DAVVERO, il sesso con una bimba che crede in te.

The Tale, ora ho letto, è stato premiato al Sundance. Mi ha dato il vomito e istruito. Mi ha tolto il sonno e ha dato senso triste a un giorno non piú assurdo e insensatamente triste.

Learning is the prize

STUDENT Yeah, so what’s the prize we’re gonna get for learning this poem?

LOUANNE Learning is the prize. Yeah. Knowing how to read something and understand it is the prize. Okay? Knowing how to think is the prize.

STUDENT I know how to think right now.

LOUANNE Okay. Well, yeah, well, you know how to run too. But not the way you could run if you trained. You know, the mind is like a muscle. Okay? And if you want it to be really powerful, you got to work it out. Okay? Each new fact gives you another choice. Each new idea builds another muscle, okay? And it’s those muscles that are gonna make you really strong. Those are your weapons, and in this unsafe world I want to arm you. And that’s what these poems are supposed to do? Yeah.

 

Dangerous Minds (1995), regia di John N. Smith, dal libro autobiografico di LouAnne Johnson, con Michelle Pfeiffer

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senza sensi

quando non avrò più gli occhi
non avrò più voglia di parlare
me ne starò sdraiato ad ascoltare
la pioggia sopra il tetto
il vento che soffia sulla faccia
il suono degli anelli di Saturno

quando non avrò più il naso
respirerò a fatica dalla bocca
e ogni volta con la lingua nella bocca
ti bacerò sino a poco prima di morire

quando non sentirò più nulla
accarezzerò per ore la tua pelle
su e giù su e giù le cosce le ginocchia
le dita le tue labbra
ma non vedrò mai più la luce
dei tuoi occhi teneri e brillanti

quando non avrò più mani
sentirò il Buddha parlarmi nella mente
berrò acqua fresca da una fontanella
vibrerò con la mia pancia sulla terra

e se non sentirò alcun gusto infine
mi lascerò cadere da una navicella
galleggiando nel vuoto eternamente
fino a che i miei atomi vagando
saranno il seme della vita su un pianeta buio

© Daniele Martino 2018 | proprietà letteraria riservata

la tragedia della sardina innamorata

è vero sì ero io a offrirmi ancora chiuso
cercando quella mano che impugnasse la chiavetta
che lentamente arrotolando su se stessa
piano senza versarsi addosso l’olio spesso
tirasse fuori la mia carne cotta, senza pelle
gustosa dopo tanto starmene blindato sotto vuoto

sono io – sì è vero – io che mi spingo
ogni volta verso un’altra bocca che abbia
un po’ di fame, poca poca, non convinta
a uno spuntino di me sfinito nella rete
di un eventuale amore, un altro pasto
che dia un senso un po’ più chiaro
al buio che mi acceca sotto la lamiera
della diffidenza: “lascia perdere che tanto…”

di volta in volta sempre un po’ più bio
più saporito, con lische morbidissime
ti ho vista che eri tu che aprivi
questa volta allegra
distratta per un assaggino

però ogni volta che mi mangi un po’
tu poi richiudi dopo un bocconcino
io con la mano da sdraiato, sotto
cerco di non tornare al buio e sulla latta
mi taglio e mi condisco al sangue la disfatta

e tu ogni volta scaverai più in tondo
io mi nasconderò sempre più in fondo
ti stuferai di far fatica
e a me non resterà
che la tragedia della sardina innamorata
senza voglia di darsi più perché avariata

© Daniele Martino 2018 | proprietà letteraria riservata

in un certo senso anniversario

tu vorresti che volessi
dedicare un elogio trobadorico
alla bellezza di una donna nei suoi anni
raccontata come sposa bambola sul lago
e magari come madre
frenetica in partenze frettolose
in domeniche tranquille e premurose
ora che del bambino
mi ricordo dentro i sogni
sì che rideva carnoso e divertente
sotto tetti metaforici marciti
che qualcuno con calma protettiva
prima o poi serenamente riparava

io irrequieto incaponito per decenni
mi son fatto un lungo viaggio
con stazioni di errori e di coraggio
e ti guardo in quei due occhi oggi
che sempre lapislazzulano blu
ma intimiditi da uno scintillio
più consapevole e tranquillo

ridiamo comprendendoci di più
mentre fanno sorridere i rugosi io
quindi non ti parlerò di sfioritura
perché vorrei tornare dentro il bulbo
delle tue calle bianche o del mio assillo
che senza agitazioni e nervi a scatto
mi pare infine potrebbero proporre
la più mite delle affinità gentili
la compassione depurata e amica
che probabilmente non vuol dire mica
che io adesso non ti tocchi il braccio
che non possa risentirci in un abbraccio
o non ridarti un bacio sulla guancia
avvicinandomi con furbissima cautela
alle tue labbra rosa come nuova cosa

3 marzo 2018

© Daniele Martino 2018 | proprietà letteraria riservata