la Disparizione della Donna

il silenzio che circonda
noi che siamo soli
la domenica è più incommensurabile
dilaga oltre quartiere oltre città
arriva in verticale dentro ai sogni della notte
dove prendo in braccio e siedo sopra il tavolo
il bambino con lo zigomo scurito per il colpo
e lo abbraccio a lungo singhiozzando
che alla fine è lui che mi consola
mentre lo provavo a consolare

abbiamo preso il colpo siamo gonfi
secchi
dopo settimane in cui
abbiamo fatto i duri lui giocando
ed io riconvertendo in rabbia l’abbandono

la canzone che il cantante canta
racconta del suo girovagare senza meta
sbattendo dentro i posti di un amore
finito per disparizione della donna:
la sento e la risento fino a che
in questa bella privacy dei single tutti Me
senza figli mogli padri amanti intorno
posso singhiozzare in santa pace
ammetto che spaccato è il carapace

e quando smetto tutto
lo sento molto bene il fiume
sotto
l’unico rumore
respiro
socchiudo gli occhi asciutti
mi do tempo
molle
umido
pulito

© Daniele Martino 2020 | proprietà letteraria riservata

«strappa da te la vanità»

Quello che veramente ami non ti verrà strappato
quello che veramente ami è la tua eredità.
Il mondo a chi appartiene? A me, a loro o a nessuno?
Prima venne l’invisibile, quindi il palpabile elisio
sebbene forse nelle dimore d’inferno.
Quello che veramente ami è la tua vera eredità
la formica è un centauro nel suo mondo di draghi.
Strappa da te la vanità
non fu l’uomo che creò il coraggio
o l’ordine, o la grazia
strappa da te la vanità – ti dico, strappala
cerca nel verde mondo quale luogo possa essere il tuo
nel raggiungere l’invenzione o nella vera abilità dell’artefice.
Strappa da te la verità, Paquin, strappala!
Il casco verde ha vinto la tua eleganza
dòminati e gli altri ti sopporteranno.
Strappa da te la vanità
sei un cane bastonato sotto la grandine
un’ortica rigonfia in uno spasimo di sole
metà nero metà bianco né distingui un’ala da una coda
strappa da te la vanità.
Come sono meschini i tuoi rancori nutriti di falsità
strappa da te la vanità
avido di distruggere avaro di carità
strappa da te la vanità – ti dico, strappala.
Ma avere fatto in luogo di non avere fatto
questa non è vanità
avere con discrezione bussato
perché un Blunt aprisse
aver raccolto dal vento una tradizione viva
o da un occhio bello antico la fiamma inviolata
questa non è vanità.
Qui l’errore è in ciò che non si è fatto, nella diffidenza che fece esitare.

Ezra Pound, Canti pisani LXXXI

traduzione mia

https://www.raicultura.it/letteratura/articoli/2018/12/Pasolini-ed-Ezra-Pound-un-incontro-di-poesia-e-di-amicizia-f1a51298-ef2f-4a75-b249-805559b37059.html?fbclid=IwAR1xctUnvlh54RVoJw4X8PFBOGbhe20zOWfvUZJOQ2UtqV16Co8jmmyRjM0

l’inventario

la fine dell’amore che non hai voluto
sta tutta in un sacchetto chic che ti preparo:
cose che ti consegno con la tenerezza
che avevo quando le hai portate
con il tuo lunatico via-vai di “odi et amo”

ogni volta che mi lasci t’inventi che non t’amo
ed ogni volta che io lascio che mi lasci
preparo l’inventario che ti riporti via
ticchettando per le scale con non-plus-ultra sdegno

questa volta è sempre forse l’ultimo
bagaglio che ti restituisco
mentre ti sfratti dalla nostra casa a tempo:
            morbida vestaglia mini e blu
            shampoo al cardamomo e alla calendula
            crema liftante e beauty con i trucchi
            infradito blu con i lustrini
            ombrellino rosso da borsetta
            canottiera crema mutandine e calze nere
            autoreggenti bianche
(quella volta che per finta abbiamo fatto nozze)

i libri miei son tutti a casa tua:
e quello è quello che ti lascio io
scorrendo come il fiume in piena: gonfio, iroso

© Daniele Martino 2019 | proprietà letteraria riservata