Vite di Mary Shelley

Duecento anni fa, nel 1818, fu pubblicato anonimo un romanzo sconvolgente: Frankenstein, o il moderno Prometeo, con una prefazione di Percy Bysshe Shelley. Era stato scritto in nove mesi e infine partorito da una donna coraggiosa, innamorata e addolorata, che nell’estate del 1816, priva di sole come mezzo pianeta per le immense emissioni di polveri e ceneri provocate dall’eruzione del vulcano Tampora in Polinesia, aveva cominciato ad abbozzarlo ospite di Lord Byron a Villa Diodati, sul Lago di Ginevra. Byron, tediato e sbiellato dalla continua oscurità e dai continui violenti temporali, drogato e sbronzo, lanciò agli amici ospiti una sfida a scrivere immediatamente un racconto di fantasmi. Lo presero in parola soltanto Mary Wollstonecraft Godwin e John Polidori, medico personale di Byron che in The Vampyre inventa il nucleo del potente Dracula di Bram Stoker.

l’articolo integrale su doppiozero

Mary e il mostro

KanGuru suite

I.

nessuno
è al sicuro

 

 

 

II.

quando arrivi
alla fine della strada
svolta ancora

 

 

 

III.

nel cuore della notte
trova il silenzio
respira la brezza

 

 

 

IV.

tu l’ami lei no
lei t’ama tu no
forse per un po’

 

 

 

V.

un sogno
due sogni o tre
notte o incubo
è la tua mappa segreta
quando ti svegli

 

 

 

 

© Daniele Martino 2018 proprietà letteraria riservata

 

 

Il fiore putrefatto dell’abuso: The Tale

Solo. In vacanza. In città. Ho smesso di fumare da 4 giorni. 32º al crepuscolo. Esco a passeggiare ma un solo locale svela giovani chiassosi; lungo i viali alberati sulle panchine coppiette tristi che non si godono i bambini allegri… giorni lunghi e immobili, di solitudine anche troppa.

Poiché la lettura in corso del Frankenstein di Mary Wollstonecraft peggiorerebbe la situazione e poiché lo zapping i ching può salvarmi, lancio un canale dopo l’altro e arrivo a un film di cui non so: The Tale. C’è Laura Dern, e se c’è del Lynch mi fermo.

È strano, una produzione HBO. Sembra un film brutto, venuto male. Ma continuo, e infine comprendo che Jennifer Fox sta raccontando vita brutta a tentoni, con stadi crescenti di incredulità… è il riaffiorare casuale di un rimosso enorme. Non c’è una tesi, non c’è intento di spettacolo. È come un doc, un reality, che però germina dalla scrittura creativa e dai ricordi cartacei di una primissima adolescenza… annaspa in una memoria seppellita… lascia lentamente sbocciare il fiore putrefatto dell’inganno pedofilo.

Non avevo mai visto la rappresentazione lenta e precisa di una strategia pedofila. Non avevo mai visto l’illusione atroce di transfert di una ragazzina finire in vomito di orrore in un cesso, non avevo mai visto CHE LO FANNO DAVVERO, il sesso con una bimba che crede in te.

The Tale, ora ho letto, è stato premiato al Sundance. Mi ha dato il vomito e istruito. Mi ha tolto il sonno e ha dato senso triste a un giorno non piú assurdo e insensatamente triste.

Learning is the prize

STUDENT Yeah, so what’s the prize we’re gonna get for learning this poem?

LOUANNE Learning is the prize. Yeah. Knowing how to read something and understand it is the prize. Okay? Knowing how to think is the prize.

STUDENT I know how to think right now.

LOUANNE Okay. Well, yeah, well, you know how to run too. But not the way you could run if you trained. You know, the mind is like a muscle. Okay? And if you want it to be really powerful, you got to work it out. Okay? Each new fact gives you another choice. Each new idea builds another muscle, okay? And it’s those muscles that are gonna make you really strong. Those are your weapons, and in this unsafe world I want to arm you. And that’s what these poems are supposed to do? Yeah.

 

Dangerous Minds (1995), regia di John N. Smith, dal libro autobiografico di LouAnne Johnson, con Michelle Pfeiffer

51yBrNMHx1L._SX316_BO1,204,203,200_.jpg