Diritti universali in classe

Il 10 dicembre del 1948 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite approvò e proclamò la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo. Settanta anni fa. Dopo la Costituzione degli Stati Uniti d’America del 15 settembre 1787 e la Dichiarazione dei Diritti dell’uomo e del cittadino proclamata in Francia nel 1793, la Dichiarazione Onu è il documento più alto che noi possiamo leggere per renderci conto di cosa potrebbe essere l’uomo se aderisse alle sue potenzialità producendosi in buone pratiche e etiche azioni. Se effettivamente gli alieni non fossero ancora tra noi, sarebbe bello che la loro prima astronave sbarcasse sul Pianeta Terra governato globalmente dalla realizzazione di questi trenta articoli, così semplici e così pieni di buon senso.

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ridere in classe

Quindi, quello che fa ridere un ragazzino quasi mai fa ridere un prof. Li trovo stupidini e scemini, ma non posso dirlo se no sono anti-pedagogico eccetera. Ma quando sono lì, tutto socratico che cerco di condividere con loro (non si dice più “fare lezione”, loro dicono “il prof ci spiega”) il tema dei Paesi ricchi e di quelli poveri nel mondo, quando cerco di attirare la loro attenzione spiegando che colonialismo imperialismo e guerre non sono che la versione statale della prevaricazione o del bullismo che loro quotidianamente possono agire o subire come individui, e ne vedo 2-4-6 che tra di loro ridono per Dio-sa-solo-cosa, a me non vien da ridere e devo cercare di non arrabbiarmi. Mi sento offeso! Sì, certo!

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Una cioccolata per Mariella

Sembra una impresa improba, ma non c’è altro modo che farli sentire uno a uno con te, il prof. Sono in una classe che non si sono scelti. Ci sono simpatie, antipatie, estraneità. Ci sono ragazzi e ragazze pieni di rabbia e frustrazione. O di tristezza. Qualcuno ha una voglia di imparare qualcosa di nuovo. E tutto fluttua sul filo di ondate emotive. Quello che puoi fare è fare in modo che il flusso non ti ignori. Portare le 20 correnti verso di te, evitando che diventino un’ondata frontale.
Quando ognuno di loro comincia a sentirsi ascoltato individualmente da te, comincia la relazione educativa. Che la ragazza sia la prima della classe, o il ragazzo abbia il certificato dalla ASL con disturbi dell’apprendimento e del comportamento, se non impari presto il suo nome proprio, se non capisci presto perché ognuno di loro si comporta in quel modo, ci saranno soltanto minacce e sordità.

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indicativo presente

Quando sei licenziato a 50 anni senti che sotto il tuo mondo si apre una voragine oscura: quell’idea così consolidata di “carriera”, di sicurezza, di progressivo assopirsi verso la pensione, svanisce nelle poche settimane in cui devi saperti difendere dal mobbing aziendale per ottenere la migliore buonuscita cui lavora il tuo avvocato. Quando ho appreso la resilienza, e sono finite prima l’euforia della libertà, poi la rabbia per l’espulsione e infine la depressione del “perché proprio io?”, mi sono detto: «Il mondo non ha più bisogno di giornalisti, perché tutti leggiucchiano ormai brevi news gratuite sul web. Devo farmene una ragione: sono come un postiglione di inizio Novecento: la sua carrozza non avrebbe mai più viaggiato perché era nata l’automobile; i suoi cavalli sarebbero andati al macello. Non è colpa mia, è l’Ineluttabile. È l’Impermanenza che ho capito come buddhista che ora si fa tegola sulla mia testa». Poi, mi sono chiesto: «Quale cosa che io so fare può ancora servire al mondo? Cosa potrebbero comprare da me gli altri?». La risposta è stata insegnare, e stare con le ragazzine, e i ragazzini, vicino alla loro stupenda e terribile energia.

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Depressione capitalista

I genitori si lasciano derubare della loro influenza sui loro figli, sin dai primi anni di vita trasformati in consumatori insoddisfatti di cibi, abiti, giochi, app che hanno il loro prezzo; i genitori abdicano, sfiniti o incompetenti a un orientamento educativo perché loro stessi hanno un orizzonte valoriale sempre più nebuloso e impalpabile, mentre agli insegnanti si chiede a muso duro di fare tutto ciò che non fa più nessuno: educare, disciplinare, reprimere, invogliare, felicitare, non infelicitare, comprendere, indulgere e insieme allertare sulle conseguenze delle proprie azioni.

Dopo la visione catastrofica di Realismo capitalista, che lascia con un groppo in gola tremendo perché è tutto vero, The weird and the eerie ci restituisce il miglior Mark Fisher: il critico che ama profondamente le opere che indaga e svela, in particolare il sensibilissimo, intelligentissimo critico musicale, lui che proprio nella immaterialità delle nuove musiche aveva avvertito gli stupori più rivitalizzanti, in particolare di fronte allo sbocciare del suono jungle a Londra, del dubstep, di sonorità e quindi mondi sensoriali mai uditi prima e sicuramente strani, e affascinanti come un oppio leggero che per qualche minuto o ora ti permette di mettere in sordina il tuo disperato raziocinio.

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Vite di Mary Shelley

Duecento anni fa, nel 1818, fu pubblicato anonimo un romanzo sconvolgente: Frankenstein, o il moderno Prometeo, con una prefazione di Percy Bysshe Shelley. Era stato scritto in nove mesi e infine partorito da una donna coraggiosa, innamorata e addolorata, che nell’estate del 1816, priva di sole come mezzo pianeta per le immense emissioni di polveri e ceneri provocate dall’eruzione del vulcano Tampora in Polinesia, aveva cominciato ad abbozzarlo ospite di Lord Byron a Villa Diodati, sul Lago di Ginevra. Byron, tediato e sbiellato dalla continua oscurità e dai continui violenti temporali, drogato e sbronzo, lanciò agli amici ospiti una sfida a scrivere immediatamente un racconto di fantasmi. Lo presero in parola soltanto Mary Wollstonecraft Godwin e John Polidori, medico personale di Byron che in The Vampyre inventa il nucleo del potente Dracula di Bram Stoker.

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Mary e il mostro

androidi troppo umani

In un futuro prossimo, una potente società americana, la Delos, ha creato in una imprecisata, grande isola tropicale tre grandi parchi di divertimento: le tre Disneyland sono dislocate su aree vaste ma attigue: ci sono WestWorld, che propone ai visitatori il brivido del far West senza legge e senza morale, un secondo parco a tema “epoca dello Shogun e dei samurai” in un Giappone barbarico, un terzo nell’India coloniale britannica. Il soggetto non è particolarmente originale, poiché la saga di Jurassic Park poneva analoghi dilemmi di fondo: l’uomo può, con la sua evoluzione nelle scienze biotecnologiche, peccare di hybris contro la Natura? O ne pagherà il fio? I neo-dinosauri di Jurassic Park non erano però robot perfetti con cervelli bionici e programmati, ma neonati completamente biologici in cattività poco efficace per gli intelligenti e possenti T-Rex e Velociraptor; nella piramide biologica a metà film scavalcano gli umani sbranandosene un tot, sino a che il coraggio e l’astuzia di qualche umano non riescono a organizzare la solita fuga insanguinata dall’isola caraibica. Dietro Jurassic Park e WestWorld c’è lo stesso scrittore: Michael Crichton.

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