Depressione capitalista

I genitori si lasciano derubare della loro influenza sui loro figli, sin dai primi anni di vita trasformati in consumatori insoddisfatti di cibi, abiti, giochi, app che hanno il loro prezzo; i genitori abdicano, sfiniti o incompetenti a un orientamento educativo perché loro stessi hanno un orizzonte valoriale sempre più nebuloso e impalpabile, mentre agli insegnanti si chiede a muso duro di fare tutto ciò che non fa più nessuno: educare, disciplinare, reprimere, invogliare, felicitare, non infelicitare, comprendere, indulgere e insieme allertare sulle conseguenze delle proprie azioni.

Dopo la visione catastrofica di Realismo capitalista, che lascia con un groppo in gola tremendo perché è tutto vero, The weird and the eerie ci restituisce il miglior Mark Fisher: il critico che ama profondamente le opere che indaga e svela, in particolare il sensibilissimo, intelligentissimo critico musicale, lui che proprio nella immaterialità delle nuove musiche aveva avvertito gli stupori più rivitalizzanti, in particolare di fronte allo sbocciare del suono jungle a Londra, del dubstep, di sonorità e quindi mondi sensoriali mai uditi prima e sicuramente strani, e affascinanti come un oppio leggero che per qualche minuto o ora ti permette di mettere in sordina il tuo disperato raziocinio.

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Vite di Mary Shelley

Duecento anni fa, nel 1818, fu pubblicato anonimo un romanzo sconvolgente: Frankenstein, o il moderno Prometeo, con una prefazione di Percy Bysshe Shelley. Era stato scritto in nove mesi e infine partorito da una donna coraggiosa, innamorata e addolorata, che nell’estate del 1816, priva di sole come mezzo pianeta per le immense emissioni di polveri e ceneri provocate dall’eruzione del vulcano Tampora in Polinesia, aveva cominciato ad abbozzarlo ospite di Lord Byron a Villa Diodati, sul Lago di Ginevra. Byron, tediato e sbiellato dalla continua oscurità e dai continui violenti temporali, drogato e sbronzo, lanciò agli amici ospiti una sfida a scrivere immediatamente un racconto di fantasmi. Lo presero in parola soltanto Mary Wollstonecraft Godwin e John Polidori, medico personale di Byron che in The Vampyre inventa il nucleo del potente Dracula di Bram Stoker.

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Mary e il mostro

androidi troppo umani

In un futuro prossimo, una potente società americana, la Delos, ha creato in una imprecisata, grande isola tropicale tre grandi parchi di divertimento: le tre Disneyland sono dislocate su aree vaste ma attigue: ci sono WestWorld, che propone ai visitatori il brivido del far West senza legge e senza morale, un secondo parco a tema “epoca dello Shogun e dei samurai” in un Giappone barbarico, un terzo nell’India coloniale britannica. Il soggetto non è particolarmente originale, poiché la saga di Jurassic Park poneva analoghi dilemmi di fondo: l’uomo può, con la sua evoluzione nelle scienze biotecnologiche, peccare di hybris contro la Natura? O ne pagherà il fio? I neo-dinosauri di Jurassic Park non erano però robot perfetti con cervelli bionici e programmati, ma neonati completamente biologici in cattività poco efficace per gli intelligenti e possenti T-Rex e Velociraptor; nella piramide biologica a metà film scavalcano gli umani sbranandosene un tot, sino a che il coraggio e l’astuzia di qualche umano non riescono a organizzare la solita fuga insanguinata dall’isola caraibica. Dietro Jurassic Park e WestWorld c’è lo stesso scrittore: Michael Crichton.

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tu mi hai dato queste emozioni

Creatura: Tu mi hai dato queste emozioni, ma non mi hai detto come dovevo usarle. Ora due persone sono morte per colpa nostra. Perché?
Victor Frankenstein: C’è qualcosa che consuma la mia anima e che io non riesco a comprendere.
Creatura: E la mia di anima? Ne ho una o questa è una parte che hai trascurato? Chi erano le persone di cui sono composto? Persone buone, persone cattive?
Victor Frankenstein: Materiali, niente più di questo.
Creatura: Ti sbagli. Lo sapevi che so suonare? In quale parte di me risiedeva questa conoscenza? In queste mani? In questa mente? In questo cuore? E leggere? E parlare? Non sono cose apprese, quanto cose ritrovate nella memoria.
Victor Frankenstein: Tracce residue nel cervello forse.
Creatura: Ti sei mai fermato a riflettere sulle conseguenze delle tue azioni? Tu mi hai dato la vita e poi mi hai lasciato a morire. Chi sono io?
Victor Frankenstein: Tu… Non lo so.
Creatura: E tu credi che io sia malvagio?
Victor Frankenstein: Che posso mai fare?
Creatura: C’è qualcosa che potresti fare per me. Voglio una persona.
Victor Frankenstein: Una persona?
Creatura: Una donna, un’amica, una compagna. Un essere come me. Così non finirà per odiarmi.
Victor Frankenstein: Come te? Oddio, non sai quello che stai chiedendo…
Creatura: Io so solo che mi basterebbe la comprensione di un essere vivente per farmi sentire in pace con tutti. L’amore che è in me è talmente grande che tu stenteresti a immaginarlo e il mio furore ha un’intensità che tu non puoi concepire. Se non troverò il modo di soddisfare l’uno, darò libero sfogo all’altro.
Victor Frankenstein: E se io acconsento… come farete a vivere?
Creatura: Noi andremo subito al nord, la mia sposa ed io, vivremo tra le più remote regioni del Polo, dove nessun uomo ha mai messo piede, lì vivremo per il resto della nostra vita, insieme. Nessun occhio umano si poserebbe mai più su di noi. Questo te lo giuro. Ora però devi aiutarmi, ti prego.
Victor Frankenstein: Se è possibile porre rimedio a quest’ingiustizia allora lo farò.

Il fiore putrefatto dell’abuso: The Tale

Solo. In vacanza. In città. Ho smesso di fumare da 4 giorni. 32º al crepuscolo. Esco a passeggiare ma un solo locale svela giovani chiassosi; lungo i viali alberati sulle panchine coppiette tristi che non si godono i bambini allegri… giorni lunghi e immobili, di solitudine anche troppa.

Poiché la lettura in corso del Frankenstein di Mary Wollstonecraft peggiorerebbe la situazione e poiché lo zapping i ching può salvarmi, lancio un canale dopo l’altro e arrivo a un film di cui non so: The Tale. C’è Laura Dern, e se c’è del Lynch mi fermo.

È strano, una produzione HBO. Sembra un film brutto, venuto male. Ma continuo, e infine comprendo che Jennifer Fox sta raccontando vita brutta a tentoni, con stadi crescenti di incredulità… è il riaffiorare casuale di un rimosso enorme. Non c’è una tesi, non c’è intento di spettacolo. È come un doc, un reality, che però germina dalla scrittura creativa e dai ricordi cartacei di una primissima adolescenza… annaspa in una memoria seppellita… lascia lentamente sbocciare il fiore putrefatto dell’inganno pedofilo.

Non avevo mai visto la rappresentazione lenta e precisa di una strategia pedofila. Non avevo mai visto l’illusione atroce di transfert di una ragazzina finire in vomito di orrore in un cesso, non avevo mai visto CHE LO FANNO DAVVERO, il sesso con una bimba che crede in te.

The Tale, ora ho letto, è stato premiato al Sundance. Mi ha dato il vomito e istruito. Mi ha tolto il sonno e ha dato senso triste a un giorno non piú assurdo e insensatamente triste.

Learning is the prize

STUDENT Yeah, so what’s the prize we’re gonna get for learning this poem?

LOUANNE Learning is the prize. Yeah. Knowing how to read something and understand it is the prize. Okay? Knowing how to think is the prize.

STUDENT I know how to think right now.

LOUANNE Okay. Well, yeah, well, you know how to run too. But not the way you could run if you trained. You know, the mind is like a muscle. Okay? And if you want it to be really powerful, you got to work it out. Okay? Each new fact gives you another choice. Each new idea builds another muscle, okay? And it’s those muscles that are gonna make you really strong. Those are your weapons, and in this unsafe world I want to arm you. And that’s what these poems are supposed to do? Yeah.

 

Dangerous Minds (1995), regia di John N. Smith, dal libro autobiografico di LouAnne Johnson, con Michelle Pfeiffer

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