«Voglio che questo sogno sia la santa poesia»

FAUST

Giunto sul passo estremo
della più estrema età,
in un sogno supremo
si bea l’anima già.
Re d’un placido mondo,
d’una spiaggia infinita,
a un popolo fecondo
voglio donar la vita.
Sotto una savia legge
vo’ che surgano a mille
a mille e genti e gregge
e case e campi e ville.
Voglio che questo sogno
sia la santa poesia,
e l’ultimo bisogno
dell’esistenza mia.

Tra i sogni di stanotte, una lunga sequenza che dopo anni mi ha riportato all’amore per l’opera.

Ero al Teatro alla Scala, dietro le quinte prima: salivo in altissimo con i tecnici, e vedevo la straordinaria scenografia per il Mefistofele di Arrigo Boito. Avevo le vertigini, ma capivo che questo è il Mefistofele: vertigini.

Poi vedevo il dattiloscritto per il programma di sala: era battuto a macchina su una vecchia Olivetti, disastrosamente, ma l’autore era geniale.

Poi, alla mostra: una tavola ottocentesca con una cartolina del cioccolato Rothschild (?!?!?!) dedicata al Mefistofele.

È tutta la mattina che riascolto l’opera, che ha momenti geniali, disordinati, come soltanto Héctor Berlioz (con ben altra maestria armonica e sinfonica) ha realizzato nel suo Lélio ou le retour à la vie | Symphonie fantastique. Nel Prologo netti passaggi wagneriani, e alcune battute che anticipano l’Also Sprach Zharatustra di Richard Strauss, con sentori di cosmo e di caos ordinato secondo leggi che rimpiccioliscono al micron l’uomo.

Così ho ricordato il lavoro entusiasmante della mia traduzione-drammaturgia commissionata nel 2005 da Emilio Sala per le Notti Malatestiane.

Forse l’ho sognata perché a Capodanno con Marco Robino parlavamo di come il Dracula di Bram Stoker sia un capolavoro: gli ho proposto di lavorarci insieme, quando ha detto: «Dracula è l’inevitabilità del Male». E l’esaltazione dell’amore e del sublime femminino, aggiungo io, e della inevitabile nostra lotta epica contro il Male.

Ricordo anche il caro amico Roberti Verti, che quel Lélio recensì: https://www.giornaledellamusica.it/recensioni/il-romantico-lelio

https://etsushin.com/2014/02/18/lelio-un-giorno-nella-vita-di-un-artista/

se chanto, que chante

Se chanto, que chante
chanto pas per ieu
chanto per ma mia
qu’es al luènh de ieu
Davanti alla mia finestra
c’è un usignuolo
tutta la notte canta,
canta la sua canzoneSe canta, che canti
non canta per me
canta per la mia amica
che è lontana da meQuelle montagne
che tanto alte sono
mi impediscono di vedere
dove sono i miei amori

Alte, ben son alte,
ma si abbasseranno
e i miei amori
verso me torneranno

Abbassatevi montagne,
alzatevi pianure
affinché io possa vedere
dove sono i miei amori

Sergio Berardo e i Lou Dalfin al 18° concerto di Ferragosto al Santuario di San Magno, Occitania

Diritti universali in classe

Il 10 dicembre del 1948 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite approvò e proclamò la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo. Settanta anni fa. Dopo la Costituzione degli Stati Uniti d’America del 15 settembre 1787 e la Dichiarazione dei Diritti dell’uomo e del cittadino proclamata in Francia nel 1793, la Dichiarazione Onu è il documento più alto che noi possiamo leggere per renderci conto di cosa potrebbe essere l’uomo se aderisse alle sue potenzialità producendosi in buone pratiche e etiche azioni. Se effettivamente gli alieni non fossero ancora tra noi, sarebbe bello che la loro prima astronave sbarcasse sul Pianeta Terra governato globalmente dalla realizzazione di questi trenta articoli, così semplici e così pieni di buon senso.

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