alcune piccole donne crescono

Una mattina Azeeza arriva e mi dice che si è presa in prestito in biblioteca Piccole donne, e se lo sta leggendo! Questi sono momenti davvero pazzeschi, per un prof di Barriera: come è stato possibile questo miracolo? Come mai una ragazza che urla come al banchetto di un mercato tutto il giorno per rintuzzare le villanie dementi dei compagni arriva spontaneamente a Louisa May Alcott? Così, poiché nel 2018 furono i 150 anni dalla pubblicazione del capolavoro molto autobiografico della Alcott, e poiché un po’ in ritardo sono partite ristampe dei libri di Alcott e produzioni televisive come quella BBC e cinematografiche come quella contemporaneissima di Greta Gerwig, ho invitato anche gli allievi della prima a leggersi durante le vacanze di Natale Piccole donne o La guerra dei mondi di H.G. Wells. I maschi sono arrivati ovviamente senza aver letto nulla, alcune ragazzine sono arrivate con Piccole donne già letto per metà! Ho atteso che arrivasse nelle sale il film di Gerwig. Ho scelto un primo pomeriggio di sabato e ho invitato privatamente i colleghi simpatici e le poche piccole donne che crescono in classe a trovarci insieme alla cassa, per vederlo vicini di posto.

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odissea nello stupro

Le serie televisive che si ispirano a un fatto storico o a un caso di cronaca sono le più difficili da scrivere e realizzare: penso alla polemica piuttosto manichea che si è scatenata recentemente su Chernobyl; i bias cognitivi ci spartiscono in modo netto tra coloro che non accettano che uno storytelling prenda strade originali sul sentiero della “verità”, e gli altri che invece apprezzano lo sforzo di attualizzazione e reinvenzione del plot che indirizzi a una riflessione etica o emotiva dell’accaduto: “se accadesse a me, oggi?”. Pensiamo a quei videogame che ci danno opzioni nello sviluppo della narrazione: giro a destra o a sinistra? Prendo questo jewel o quest’altro? Quest’arma o quest’altra? L’episodio unico degli autori di Black Mirror, Bandersnatch (2018) ha fatto il salto, concependo l’interattività delle svolte con la attitudine del programmatore del gioco; lì si arrivava addirittura a finali completamente diversi, che oltre il “divertimento” (letterale, di-vertire, cambiare strada) permettevano al giocatore-spettatore di farsi autore di catene causa/effetto alternative e sbalorditive.

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«strappa da te la vanità»

Quello che veramente ami non ti verrà strappato
quello che veramente ami è la tua eredità.
Il mondo a chi appartiene? A me, a loro o a nessuno?
Prima venne l’invisibile, quindi il palpabile elisio
sebbene forse nelle dimore d’inferno.
Quello che veramente ami è la tua vera eredità
la formica è un centauro nel suo mondo di draghi.
Strappa da te la vanità
non fu l’uomo che creò il coraggio
o l’ordine, o la grazia
strappa da te la vanità – ti dico, strappala
cerca nel verde mondo quale luogo possa essere il tuo
nel raggiungere l’invenzione o nella vera abilità dell’artefice.
Strappa da te la verità, Paquin, strappala!
Il casco verde ha vinto la tua eleganza
dòminati e gli altri ti sopporteranno.
Strappa da te la vanità
sei un cane bastonato sotto la grandine
un’ortica rigonfia in uno spasimo di sole
metà nero metà bianco né distingui un’ala da una coda
strappa da te la vanità.
Come sono meschini i tuoi rancori nutriti di falsità
strappa da te la vanità
avido di distruggere avaro di carità
strappa da te la vanità – ti dico, strappala.
Ma avere fatto in luogo di non avere fatto
questa non è vanità
avere con discrezione bussato
perché un Blunt aprisse
aver raccolto dal vento una tradizione viva
o da un occhio bello antico la fiamma inviolata
questa non è vanità.
Qui l’errore è in ciò che non si è fatto, nella diffidenza che fece esitare.

Ezra Pound, Canti pisani LXXXI

traduzione mia

https://www.raicultura.it/letteratura/articoli/2018/12/Pasolini-ed-Ezra-Pound-un-incontro-di-poesia-e-di-amicizia-f1a51298-ef2f-4a75-b249-805559b37059.html?fbclid=IwAR1xctUnvlh54RVoJw4X8PFBOGbhe20zOWfvUZJOQ2UtqV16Co8jmmyRjM0

l’inventario

la fine dell’amore che non hai voluto
sta tutta in un sacchetto chic che ti preparo:
cose che ti consegno con la tenerezza
che avevo quando le hai portate
con il tuo lunatico via-vai di “odi et amo”

ogni volta che mi lasci t’inventi che non t’amo
ed ogni volta che io lascio che mi lasci
preparo l’inventario che ti riporti via
ticchettando per le scale con non-plus-ultra sdegno

questa volta è sempre forse l’ultimo
bagaglio che ti restituisco
mentre ti sfratti dalla nostra casa a tempo:
            morbida vestaglia mini e blu
            shampoo al cardamomo e alla calendula
            crema liftante e beauty con i trucchi
            infradito blu con i lustrini
            ombrellino rosso da borsetta
            canottiera crema mutandine e calze nere
            autoreggenti bianche
(quella volta che per finta abbiamo fatto nozze)

i libri miei son tutti a casa tua:
e quello è quello che ti lascio io
scorrendo come il fiume in piena: gonfio, iroso

© Daniele Martino 2019 | proprietà letteraria riservata