pompa funebre

tra i santi e i morti in ricorrenze primordiali
il lutto poco tragico mi strappa a me mio caro
due diciottenni beffati e seminati:
il grigio ingenuo ed inesausto Pigmalione
e il roseo delicato cicisbeo.
La Galatea di marmo la prendo a martellate
e brucio del galateo le pagine strappate.

Spaccando il melograno faccio di ogni grana
il succo della prossima infinita infine mia stagione
del me tranquillo sufficiente e differente

senza inchino e senza omaggio
svanisco e nutro l’equilibrio
ruminando un dionisiaco foraggio
senza piú drammi e dentro il mio orticello
sinergico biologico autarchico e selvatico
ricco di semi i più selezionati del mio seme
venendo come viene, e se non viene che per sé si tenga

© Daniele Martino | proprietà letteraria riservata 2018