“Malinconia”, piuttosto che “tristezza”

Stromae, figlio di un padre ruandese assente per tutta la sua infanzia e poi morto violentemente durante la guerra civile genocida in Ruanda, fu cresciuto da una madre fiamminga, che gli insegnava il francese e non il fiammingo nel Belgio da sempre multietnico e poi multiculturale nell’era post-coloniale; crebbe in un quartiere pieno di ragazzi congolesi, e ascoltava hip hop e rumba, ma gli piaceva anche Mozart, tanto che la sua società di produzione si chiama Mosaert (altro anagramma di Maestro e Stromae); dice che per i neri è sempre stato un bianco, e per i bianchi è sempre stato un nero. La sua condizione mista e ambigua viene impugnata con genio nel video di Tous les mêmes, che ha un testo teatralissimo su una lite maschio/femmina: «Tutti uguali, tutti uguali, tutti uguali, non se ne può più»: il dinoccolato belga-ruandese interpreta il maschio con metà del volto maschio, la femmina con metà del volto femmina; bellissimo androgino, in una sola canzone sa esprimere quella che lui preferisce definire “malinconia”, piuttosto che “tristezza”.

Daniele Martino, “Toglietegli tutto ma non il suo Brel”, in DOPPIOZERO 13 ottobre 2015

http://www.doppiozero.com/rubriche/218/201510/daniele-martino-stromae

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