«Scappo in me, scappo in te»

Poiché ho sognato che rivedevo Edoardo Sanguineti e finalmente facevo una conversazione interessante (Sade, Pascoli mi pare…), lo rileggo con simbiotico affetto…

da che cosa (mi chiedo) mi cerco che mi scappo, così scappando, galoppando, sempre?): (un molle morto): (scappo da una mia mala morte):
(che non è mica che mi insegue, poi): (e che non è che mi sta già alle spalle, adesso,
probabilmente, nemmeno):
scappo dalla mia vita (da te, cioè, che sei la mia vita):
(se tutto questo ha così poco senso, che farci, allora?): scappo in me, scappo in te:
nel mondo tuo, nel mio: (io che ho pensato, persino, una volta, che, dalla vita ho avuto
tutto, avendo avuto te):
quando si arriva, c’è un grido: si dice tana: (è la fine, sul serio):
da Cose 1996-2001

se mi stacco da te, mi strappo tutto:
ma il mio meglio (o il mio peggio)
ti rimane attaccato, appiccicoso, come un miele, una colla, un olio denso:
ritorno in me, quando ritorno in te: (e mi ritrovo i pollici e i polmoni):