«Avrebbe potuto essere felice senza di me»

Philippe Vilain, classe 1969, a 32 anni ha scritto un libro novecentesco: potrebbe averlo scritto Italo Svevo, Hermann Hesse: crudo, niente frivolo, squallido, Non il suo tipo racconta di un altro presuntuoso parigino che va a fare il professore di filosofia in provincia: si annoia, si sente estraneo, si schifa, e a un certo punto decide per noia di farsi scopare da Jennifer Dumont, la parrucchiera che vive con un figlio senza più un uomo in casa. Lei lo ama, è una donna semplice, non prova sentimenti contaminati da intellettualismi. Jennifer «ha la felicità triste», prima lo seduce andando in albergo “vestita come una puttana”, si inginocchia tra le gambe del professorino, e con la sua bocca carnosa lo strappa dalla vanità intellettuale. Jennifer ama François, ma François si vergogna di lei, lei “non è il suo tipo”, è imbarazzato, ma si compiace che lei lo veda così com’è: defilato, incapace di impegnarsi con una donna che lo ama in modo semplice. Poi, mutismo e malinconia riappaiono in Jennifer. Un giorno, non risponde più al telefono. Sparisce con il suo bambino. L’uomo che guarda la donna eccitato e schifato, il Narciso che si guarda e che non vede l’altro se non da voyeur, resta spiazzato dalla soggettività di un agire essenziale e non parlato, non estetico. Jennifer se ne è andata. «Jennifer avrebbe potuto essere felice senza di me» si dice quel cretino di François: «Anch’io avrei potuto esserlo senza di lei… mi resi conto dell’assurdità della nostra relazione».
http://www.doppiozero.com/rubriche/218/201305/storie-d%E2%80%99amore-che-durano-un-po%E2%80%99

Lucas Belvaux, Pas son genre (2014) con Émilie Dequenne e Loïc Corbery, dal romanzo di Philip Vilain Non il suo tipo (Gremese 2012, traduzione di Giulia Castorani
http://www.allocine.fr/video/player_gen_cmedia=19543807&cfilm=203982.html

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