il raga delle tartarughe

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2011/04/14/un-reading-di-poesia-musica-con-il.html

io scrivo e mi curo con la scrittura. alberto suona e cura con la musica. ci siamo conosciuti venti anni fa, a un ritiro buddista zen. abbiamo praticato insieme zazen per molti anni, condividendone lo spirito e le regole. poi ciascuno di noi ha preso la sua via. alberto un giorno mi ha proposto un “reading” delle mie poesie. piano piano è nato un progetto intorno a un mio testo scritto in preda a uno stato modificato di coscienza. siamo andati oltre i libri da leggere e le musiche da ascoltare. siamo scesi nel fondo buio delle emozioni primordiali, della rabbia, della passione che abbiamo imparato nel tempo ad accettare e osservare e patire senza dolore. con una dolcezza e una emozione delicate, quelle che appartengono all’arte, allo spirito. elettronica, parole decomposte in un prisma di fantasmi sonori, lampi, illusioni si alternano al respiro quieto della parola espressa dal vivo, accompagnata dal soffio caldo dell’organetto indiano. mentre il corpo di francesca, meraviglia nel buio delle angosce del non detto, traccia gesti emotivi. Mentre i corpi verdi irrequieti inafferrabili di monica arrivano e vanno senza fermarsi mai. Mentre la voce di ester dà corpo a parole frantumate di donna. raga è una forma musicale della musica spirituale indiana: un lunghissimo, potenzialmente infinito scorrere di musica per pacificare l’anima. le tartarughe, per me, sono le donne: lente sul terreno del maschio, sapienti nelle correnti subacquee della vita, eterne, misteriose, goffe, da cucinare in brodo, da venerare mentre creano migliaia di uova di vita… il poeta è un achille che non ce la fa ad essere più svelto, in amore, di una donna.

daniele martino