se ti sfugge amore

La Scuderia Grande Juvarriana – uno degli spazi architettonici più imponenti della Venaria e del barocco europeo – completa il percorso di visita della Reggia dedicato al Teatro di Storia e Magnificenza della dinastia sabauda. All’interno è esposto permanentemente lo splendido Bucintoro, fatto realizzare a Venezia da Vittorio Amedeo II fra il 1729 e il 1731, oggi unico esemplare originale rimasto al mondo, presentato in un allestimento spettacolare completamente nuovo ed inedito che prevede filmati didattici, luci e musiche originali, con la celebre imbarcazione “armata” per intero con albero, remi e vele. L’ideazione delle scenografie e allestimento è di Gianfranco Gritella e Stefania Giulio – Studio Arch. Gianfranco Gritella & Associati –  con la direzione lavori di Giovanni Tironi. Il progetto e la ricostruzione dell’armo velico del Bucintoro sono stati predisposti da Gilberto Penzo.

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Le musiche originali sono state composte da Marco Robino – Architorti.
Marco Robino mi ha chiesto di scrivere per lui l’aria “O fiumi che solchiamo”, che accompagnerà musicalmente l’esposizione del Bucintoro: questa è la mia elegia da cui è scaturito poi il testo cantato che sentirete in mostra:

Spesso la sventura morde il petto dell’amante:
il bellissimo bellissimo Ila giovinetto
Eracle portava insieme a sé con gli Argonauti
ogni notte baciandolo abbracciandolo
unendosi al piacere d’esser uno
e poi di giorno si struggeva senza lui
che andava a farsi consumare
da sospiri ed occhi che volevano mangiare
quella dolce carne di sublime ardore.

«Non andare via da me, o mio adorato!
Ogni distanza per me è come morte
che me ne importa d’essere un eroe
un uomo forte quando dentro te soltanto
io voglio notte dopo notte essere il forte!
Non andare non andare Ila dentro i boschi
non avvicinarti a fiumi a laghi ad acque dolci
perché temo e poi mi struggo che potrebbe
un altro amore massacrarmi il mio.

O fiumi che solchiamo lentamente
noi le belle Naiadi di nudo incantamento
noi che i seni turgidi affondiamo
tra flutti molli che solchiamo
con natiche bianchissime di voglie
avide di baci con lingue serpeggianti
che guizzano tra pesci in cerca di infinite unioni.

O guardate, mie erotiche compagne
quel giovane dal petto come acciaio
bello come Narciso eppure corazzato di energie
come vorrei tra le mie mani il suo corallo
bagnarlo tra le mie eccitate cosce
amazzone marina che lo monta
giù verso le nostre lussurie silenziose.

«O dolce, bello, forte scafo umano
guarda le tue Naiadi qui al bagno
raggiungici agli abbracci
nudo per legarti a deliziosi lacci
non perderti all’amore del tuo eroe
torna a noi figlie di Venere
ritorna qui diventa il nostro Marte!

E quando il sole scende in mezzo ai rami
Eracle va urlando il nome del suo amato
ma dal verde prato i bianchi gigli
e papaveri oppio sangue s’erano rialzati
dal piede bello d’Ila, l’amato da ogni amante.
Giù, nel profondo, limpido, fluttuante
vede respirare l’acqua al suo non morto amore
e piange dentro le acque dolci e vive
le lagrime salate di chi insegue
chi non sa amare sapendo essere amato.

© Daniele Martino 2014 – proprietà letteraria riservata

http://www.lastampa.it/2014/09/20/multimedia/cronaca/il-bucintoro-ormeggiato-a-venaria-wVe2Kte3FX1kH77scBWpNN/pagina.html

http://www.giornaledellamusica.it/news/?num=116887