«Centum sunt causae, cur ego semper amem»

Centum sunt causae, cur ego semper amem.

Publio Ovidio Nasone, Amores (libro secondo, elegia sesta)

 

Ci sono cento motivi perché io ami sempre.

Se una tiene abbassato lo sguardo pudico mi consumo d’amore, e quella pudicizia è un’imboscata per me; se una è provocante mi prende perché non è sdegnosa e lascia ben sperare d’essere eccitabile sul morbido letto; se mi è sembrata riottosa e simile alle severe Sabine penso che abbia desiderio ma finga profondamente; se è colta mi piace perché fornita di rare qualità; se è incolta mi piace per la sua semplicità.

Ce n’è una che dice che le poesie di Callimaco sono rozze rispetto alle mie; subito mi piace quella cui piaccio; ma c’è anche quella che critica la mia poesia: voglio sollevare le cosce di colei che mi critica.

Una avanza flessuosa: mi conquista con il portamento; un’altra è rigida: potrà essere più flessuosa al contatto dell’uomo.

Tu, che sei così alta, eguagli le antiche donne degli eroi e sei in grado di occupare, distesa, tutto il letto; questa è adatta per la sua piccola statura: io sono eccitato da entrambe.

Una non è ben curata: penso a cosa potrebbe essere se ben messa; se è elegante mostra da sola le sue bellezze.

Una fanciulla dal colorito chiaro mi conquisterà; mi conquisterà una fanciulla bionda; l’amore è gradevole anche con una dall’incarnato scuro.

Se dal candido collo scendono capelli neri, beh, anche Leda fu notata per la chioma nera; se sono biondi, l’Aurora piacque per i suoi capelli color di croco: il mio amore si adatta a tutte le opzioni.

La giovinezza mi stuzzica, la maturità mi colpisce: quella è preferibile per la bellezza, questa per l’esperienza.

traduzione italiana © Daniele Martino 2014 – proprietà letteraria riservata

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