Povero Tom!

Le due più grandi opere contemporanee del Novecento, quelle che meglio rappresentano le nostre illusioni, la nostra volontà vana di essere fiduciosi e ottimisti nella costruzione umana, la nostra consapevolezza che alla fine l’unico conforto cui non si deve rinunciare è l’amore, sono state concepite negli anni Cinquanta in America, e hanno per soggetto storie del Settecento europeo: il Candide di Leonard Bernstein da Voltaire dopo inenarrabili crudeltà e dolori, sbeffeggiando il filosofare del “migliore dei mondi possibili”, finiva con il povero protagonista circondato dalla ex bella e ormai devastata ma infine fedele Cunegonde a coltivare “il proprio orticello” nella campagna sul Bosforo vicino a Istanbul, lontano dalla maledetta Storia. The Rake’s Progress, di Igor Stravinskijj, opera ispirata liberamente dalle tavole satiriche di William Hogarth, getta infine a marcire in un manicomio il suo antieroe Tom Rakewell, ottimista tutto il tempo nella Ragione libertaria e libertina e nella Natura, sistematicamente manipolato non da uno stupido filosofo leibniziano, ma da un povero diavolo di demone, Nick Shadow, che lo trascina via dall’amore della dolce, bella, sublime, tenera Anne Trulove (appunto), una sorta di pucciniano Ideale Femminino. Come se nel Settecento del libero pensare e del libero godere il piacere dell’Eros ci fossero le fonti delle nostre realizzazioni novecentesche, infine possibili, e quindi vane e disastrose.

Daniele Martino, Povero Tom!, in giornaledellamusica.it, 11 giugno 2014

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