sguardi e comandi e attacchi e cesure e mugolate: frane free

Se ne entra come fosse l’addetto alle pulizie che ha sbagliato turno, si siede come sedesse al bar alla batteria e poi fa rullare e strisciare in assolvenza la più dirompente miscela possibile di gioia ritmica africana, colorata e insieme esoterica e trance, e di crescendi minimali e ossessivi di pochissimi temi (cinque? sei in tutto il concerto?) lasciandoli poi sbranare e squartare e infine polverizzare in frane free dai suoi quattro ottoni, dal contrabbasso e dal suo prediletto giovanissimo pianista Alexander Hawkins, con cui è andato su e giù per tutto il tempo della sessione un gioco di sguardi e comandi e attacchi e cesure e mugolate di voce arcaica al mic. Se il cuore della improvvisazione jazz sono: capacità di ascolto, umiltà di gestione dell’errore, flusso ritmico, leadership carismatica e suscitatrice, Moholo ci ha mostrato tutto. Come ci si può commuovere per troppa energia di musica? Be’, succede.

Daniele Martino

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Luis Moholo
(foto Davide Martignetti, Fabrizio Saglia)