evidentemente la vita era fuori di me… lontano, molto lontano…

Il 7 luglio del 2005, su commissione di Emilio Sala, ho realizzato per il festival Notti Malatestiane, a Mondaino in provincia di Rimini, la drammaturgia per il Lelio che unificava in un’unica narrazione la Sinfonia fantastica e dal Il ritorno alla vita di Hector Berlioz.

http://www.giornaledellamusica.it/rol/?id=1780

ecco il testo integrale:

Lélio

(Sinfonia fantastica)
I. Rêveries, passions
II. Un bal
III. Scène aux champs
IV. Marche au supplice
V. Songe d’une nuit du Sabbat

(Il ritorno alla vita)
I. Le pêcheur
II. Choeur d’ombres
III. Chanson de brigands
IV. Chant de bonheur – Hymne
V. La Harpe éolienne – Souvenirs
VI. Fantaisie sur La Tempête de Shakespeare

Lo spettacolo-concerto metteva in scena 90 orchestrali, 60 coristi, due cantanti e un attore, accostando la Sinfonia fantastica (sinfonia per grande orchestra) e il Lélio ou le retour à la vie (monodramma per attore, voci soliste, coro e orchestra su testo dello stesso autore). La prima è una delle opere orchestrali romantiche più eseguite e conosciute del repertorio, che però assai raramente viene proposta come ‘prologo’ all’assai meno frequentato Lélio, di cui costituisce l’ardimentoso sogno, delimitandone lo spazio poetico e mentale. Lélio è appunto l’emblema dell’artista romantico (in realtà in lui si cela il compositore stesso, nella più classica delle commistioni tra arte e vita); artista che fatica a trovare il vagheggiato accordo tra la propria arte, il proprio sogno e la realtà che corre a fianco inafferrabile, e da quella discrasia vive lacerato crisi creativa ed esistenziale. Nella rappresentazione, che coinvolge suggestioni visive, recitazione e musica, l’orchestra (solo intravista dietro ad un velo di tulle) e l’intera Sinfonia fantastica sono quindi lo spazio mentale, onirico del compositore e danno vita ad un vero “teatro della mente”.
traduzione e drammaturgia di Daniele Martino
adattamento e regia di Andrea Mazza
immagini di Antonio Marchetti e Davide Pazzaglia
con la collaborazione dell’Accademia di Belle Arti di Rimini
proiezioni di Sergio Metalli

Personaggi
Lelio, compositore attore in scena
Direttore d’orchestra, orchestrali, coristi dietro le quinte, poi in scena

I.
Buio.
Silenzio.
Lentamente in assolvenza la regia del suono diffonde il respiro rantolante comatoso di Lelio. Dietro un velo nero, l’orchestra e il direttore, in silenzio totale, sono pronti per la Fantastica. Un giaciglio sfatto, branda dalle lenzuola sporche, circondato  di boccette di psicofarmaci svuotate e rotolate a terra. Lelio è vestito, senza scarpe, truccato in modo acceso, romantico, e vestito come un Carmelo Bene in un Manfred. Ha la barba da fare, rantola, in preda a un leggero coma di suicidio fallito. Nel radiomicrofono, come un Carmelo Bene in un Manfred:

LELIO (Calibano)
L’isola è piena di suoni e dolci canti
che non fan danno e dilettano.
A volte son voci che se mi ridesto da un profondo sonno
dolcemente mi cullano a riaddormentarmi.
Allora, in sogno, nuvole che s’aprono, pronte
a piovermi addosso meraviglie.
E se mi sveglio piango…
e vorrei sognare di nuovo…

Symphonie fantastique, première partie.
Rêverie, passions

Durante le esecuzioni il giaciglio di Lelio è oscurato: sul palco nudo cominciano proiezioni scritte delle didascalie di programma di Berlioz per la Fantastica, che saranno enormi, leggibili, incrociate da dissolvenze turbolente, coloristicamente su scenari emotivi.
Oppure, a seconda del budget di produzione, potranno scorrere suggestioni visive adeguate all’incubo di un suicida, per ora in fase di dolci reminiscenze amorose.

 Egli si ricorda da principio quel malessere dell’anima, quell’indeterminatezza delle passioni, quelle melanconie, quelle gioie senza motivo che egli provava prima d’aver veduto colei che ama; poi l’amore vulcanico che ella subito gl’ispirò, le sue angosce deliranti, i suoi furori di gelosia, i suoi ritorni di tenerezza, le sue consolazioni religiose…

II.
Ancora Lelio, tormentato sul giaciglio. Mormora:

LELIO (Romeo senza Giulietta)

L’amore è una nebbia formata di sospiri espirati:
se si addensa è un mare di lacrime;
una docile pazzia,
amarezza che attanaglia il cuore…

Sono vivo solo per dire che son morto.

Questi miei occhi tante volte sommersi non vollero morire…
Chi regge il timone del mio viaggio manovri la mia vela…
Ho sognato la mia donna che arrivava e mi trovava morto, strano sogno…
Mi basta dire che è mia, la mia Giulietta

Symphonie fantastique, deuxième partie. Un bal
proiezioni scritte delle didascalie di programma di Berlioz per la Fantastica.
Egli ritrova l’amata in un ballo nel mezzo del tumulto di una festa brillante.

III.
Ancora Lelio, tormentato sul giaciglio.
Recita versi di Shelley, da Julian and Maddalo:

LELIO
Potremmo essere diversi – potremmo essere tutto
ciò che sogniamo di felice, alto ed eccelso….
Dove sono amore, bellezza e verità che noi cerchiamo
Se non nella nostra mente?

amare, ed esser amati con gentilezza;
e quando sono sprezzati…
perché meravigliarsi che essi muoiano
in una qualche morte vivente?

Symphonie fantastique, troisième partie. Scène aux champs
Lelio accasciato sulla branda con le lenzuola sfatte, a piedi nudi, sotto un spot che lacera il buio e ne coglie e il volto tormentato. Ha freddo. Ha i brividi. Sta male.
Urla

LELIO (Amleto a Ofelia)

Io vi ho amato, una volta…
Io non vi amavo…

Sono orgoglioso, ambizioso, vendicativo
Siamo un branco di canaglie. Tutti.

Sposati un coglione, puttana!
un uomo intelligente sa sin troppo bene
in che razza di mostro una donna può ridurlo…
Non ci gioco più, a questo gioco,
mi ha portato alla pazzia.
L’orchestra attacca.

Symphonie fantastique, quatrième partie.
Marche au supplice

Scritte proiettate (sopratitoli):

Sogna di aver ucciso colei che amava, di essere condannato a morte, condotto al supplizio. Il corteo s’avanza al suono di una marcia ora cupa e selvaggia ora brillante e solenne, in cui un sordo rumore di passi gravi succede bruscamente agli scoppi più rumorosi. Alla fine l’idea fissa riappare per un istante come un ultimo pensiero d’amore interrotto dal colpo fatale.
(di seguito)

Symphonie fantastique, cinquième partie.
Songe d’une nuit de Sabbat

Scritte proiettate (sopratitoli):
Si vede nel sabba, nel mezzo di una spaventosa schiera di ombre, stregoni e mostri di ogni specie riuniti per il suo funerale. Strani rumori, gemiti, scoppi di risa, grida lontane cui sembrano rispondere altre grida. La melodia-amata riappare ancora: ma ha perduto il suo carattere di nobiltà e timidezza; non è più che un’aria di danza ignobile, triviale e grottesca; è lei che viene al sabba… Ruggiti di gioia al suo arrivo… Ella si mescola all’orgia diabolica… Rintocco funebre, parodia burlesca del Dies irae. Ridda del sabba. La ridda del sabba e il Dies irae insieme.

 [fine Fantastique]
Lelio giace distrutto sul suo giaciglio.

LELIO
Sarebbe una crudele punizione per una crudelissima
(se costei può amare) fare di quell’amore nutrimento
dell’inferno della mente: odio, disprezzo, rimorso, disperazione.
Lelio rimane a questo punto muto, e pare al sussulto finale di una probabile morte.
Buio, silenzio.

BUIO E SILENZIO, SINO A CHE IL PUBBLICO PRENDE BISBIGLIARE, COME QUANDO SI SCIOGLIE UN FUNERALE.
L’orchestra, il coro e i cantanti invisibili devono essere collocati sulla scena, dietro il sipario. L’attore solo parla e agisce sul proscenio. Alla fine dell’ultimo monologo egli esce, e il sipario, alzandosi, lascia allo scoperto tutti gli esecutori del Finale.
Di conseguenza, dovrà essere sistemato un praticabile sopra lo spazio che nei teatri è di norma occupato dall’orchestra.

 [inizio Lélio]
LELIO (ancora debole e barcollante, s’alza e ricade, gattona, conati di vomito)
Mio Dio, vedo ancora… Dunque è vero, la vita, come una serpe venefica s’è insinuata nel mio cuore per straziarlo un’altra volta… Ma se la droga infida ha ingannato la mia disperazione, come ho potuto resistere a un sogno simile?… Come ho potuto non esser fatto a pezzi dalla stretta della mano d’acciaio che mi aveva afferrato?… Questo supplizio, questi giudici, questi boia, questi soldati, le urla della gentaglia, questi passi gravi e cadenzati che cadevano sul mio cuore come martelli dei Ciclopi… E l’inesorabile melodia risuonava alle mie orecchie sin dentro questo letargo oppiaceo, per ricordarmi la sua immagine sbiadita e ravvivare la sofferenza assopita.
Vederla! Sentirla, lei!! Lei!… i suoi lineamenti nobili e graziosi sfigurati da un’ironia orrenda; la sua dolce voce stravolta in urlo di Baccante; sì! Io voglio darmi in pasto al massacro delle donne! Sì! (urla) sìììì!!!
Poi quelle campane, quel canto di morte religioso ed empio, funebre e burlesco, rubato alla Chiesa dall’Inferno per un’insultante parodia!… E ancora lei, sempre lei, con un inspiegabile sorriso, mentre guida la ronda infernale intorno alla mia tomba!…
Che notte! In mezzo a queste torture ho dovuto gridare… Mi pare di sentirmi ancora, così calmo e tranquillo, ieri, al pianoforte, mentre scrivevo un congedo supremo… Prima che ancora dilaniassi il mio cuore, prima di farla finita; dimentico di crudeli passioni, cantavo il mio Lied preferito:

I. Le pêcheur, ballade de Goethe

(dietro il sipario)
L’onda freme, l’onda si gonfia,
a riva un giovin pescatore;
di questo bel lago il fascino esalta
nell’anima un molle languore.
A stento vede, a stento guida
la lenza errante sui flutti:
d’un tratto sul limpido lago
emerge la ninfa dell’acque.

LELIO
Son passati cinque anni da questa ballata di Goethe. Quanto ho sofferto, da allora!
(dietro il sipario)
Lei gli dice: “Guarda la luce
scendere nei miei flutti blu;
guarda Febo compiacersi nei miei flutti
e brillare di un fulgore più puro.
Guarda come il cielo senza nubi
nelle onde sembra più bello;
guarda infine la tua immagine
che dal fondo dell’acqua ti sorride”.
Sirena! Sirena! Dio! Il mio cuore si spacca!
(dietro il sipario)
L’onda freme, l’onda s’agita,
bagna i piedi del pescatore;
sente la voce che lo invita,
cede al suo fascino traditore.
Sì, sì, l’ho ascoltata troppo!
Strana persistenza di un ricordo! Ah! Questi versi contengono una allusione evidente al mio fatale smarrimento, questa musica, questa voce che rimbomba ostinatamene dentro me, non sembrano dirmi che devo vivere ancora per il mio talento creativo, per la mia arte, e per gli amici?
Vivere!… ma vivere, per me, è soffrire! E la morte è il riposo. I dubbi di Amleto hanno già fatto cilecca una volta, contro la mia disperazione; sarebbero più potenti contro la depressione e il disgusto? Io non cerco di approfondire quali sarebbero i nostri sogni se noi fossimo sottratti al tumulto di questa vita, né di conoscere la mappa di questa contrada sconosciuta da cui nessun viaggiatore ritorna… Amleto! Profonda e desolante intuizione!… quanto male m’hai fatto! Oh! Shakespeare è la rivoluzione che mi ha sconvolto dentro, che ha rovesciato tutto il mio essere. Come il vento, accarezzando le rovine di un tempio distrutto da un terremoto, le ricopre a poco a poco di sabbia, e nasconde infine sino all’ultimo coccio.
Com’è bello, vero, penetrante lo spettro del re padre, che svela al giovane Amleto il crimine che l’ha reso orfano! Questa scena da sempre mi è parsa il soggetto ideale di una composizione piena di immensa, oscura forza. Il mio istinto musicale si risveglia… (va al pianoforte) sì, lo sento (finge di comporre alla tastiera)
(si ferma, medita)
[attaccano le prime misure del Choeurs d’ombres]
Una strumentazione sorda… un’armonia larga e sinistra… una lugubre melodia… un coro in unisono ed ottave… come una grande voce che esali un pianto minaccioso nella misteriosa solennità della notte…
(prende un libro, l’apre e torna sul suo giaciglio, leggendo, meditando durante il Coro d’ombre)

II. Choeurs d’ombres
Freddo della morte, notte della tomba,
rumore eterno dei passi del tempo,
nero caos dove speranza soccombe,
quando, quando voi finirete?
Viventi! Sempre sempre la morte vorace
fa di voi un nuovo banchetto,
senza che sulla terra si lasci
dar sazietà a quella fame.
Quando dunque, notte della tomba,
rumore eterno dei passi del tempo,
nero caos dove speranza soccombe,
quando, quando voi finirete?

LELIO (seduto sul giaciglio, col libro in mano, sta riprendendo le forze, e la prima energia è per la sua indignazione violenta: gli s’alza la pressione!)
I più crudeli nemici del genio non sono coloro cui la natura ha rifiutato il sentimento del vero e del bello; per quelli, col tempo, la mente può far qualcosa! No, (qui si alza in piedi, e comincia a girare sul palco con crescente fervore, come un rivoluzionario a un comizio, dalle barricate, ogni tanto cade a terra come un ubriaco) sono i tristi abitanti del tempio della routine, che predicano menzogne dai giornali, tutti i giorni, che sacrificano alla dea della stupidità le idee nuove, se mai gliene zampilla qualcuna mai nei loro cervelli venduti ai loro padroni.
L’indifferente ignoranza sta passando il suo rullo di bronzo sull’intera Europa; l’arte musicale, che ormai da lungo tempo si trascinava ovunque morente, a quest’ora è bella che morta. Ben presto andremo a seppellirla, o piuttosto a gettarla nella spazzatura.
Mi è accaduto di chiedermi più di una volta come avrei potuto fare per minare un teatro d’opera e farlo saltare in aria insieme all’intero suo popolo di cultori della tradizione nel corso di una recita.
Gente che si presume colta, che vuole la musica come sottofondo delle sue serate, scandalizzata se qualcuno scrive qualcosa di inaudito. Possano crepare nel frastuono coloro che uccidono l’ascolto ignorando il diritto della gente ad ascoltare!
(sbatte il libro a terra)
Oh, una società così, questa società per un creatore è peggio che l’inferno!
(con crescente furia)
Non basta più parlare, darsi da fare! Vorrei ribellarmi a tutto questo, combattere, basta vedere la cultura senza sostegno, l’arte trasformata in merce indifferente che non vale la pena di comprare. Fossi guerrigliero, brigante calabrese! Punire i ricchi che hanno rubato al prossimo con i loro trucchi legali… sangue, polvere da sparo, un letto di pietra, la Giustizia armata!

III. Chanson de brigands

Il Capitano
Avessi cent’anni da vivere ancora,
cent’anni e più, ricco e contento…
Coro
La la le ra, la la la le ra la.
Il Capitano
Preferirei piuttosto esser brigante
che papa o re che si adora.
Superiamo rocce e torrenti!
Coro
Superiamo rocce e torrenti!
Il Capitano
Oggi è un giorno da generosi.
Alla salute delle donne beviamo
dentro il cranio dei loro amanti!
Coro
Andiamo, le belle afflitte
richiedono dei consolatori;
in pianti d’amore cambiamo ‘sti pianti,
formiamo gioiosi imenei!
In montagna, al vecchio convento
ciascuno vada al confessionale
e poi alla salute delle donne si beva
dentro il cranio dei loro amanti!
Il Capitano
Zora non voleva sopravvivere
al suo prode e bel difensore.
Coro
(ridendo)
Ah! Ah! Ah! Ah! Ah! Ah!
Il Capitano
“Il principe è morto, squarciate il mio cuore,
nella tomba lasciate che lo segua!”
La portiamo alla roccia ardente.
Coro
Alla roccia ardente!
Il Capitano
L’indomani, folle d’ebbrezza,
lei aveva annegato il suo pianto
nel cranio del suo amante.
Il Capitano e Coro
Fedeli e tenere colombe,
i vostri cavalieri son morti!
Ebbene! Morire per voi fu il loro destino,
con piede leggero calpestate le tombe!
Per voi mai più tristi momenti,
gloria al caso che ci riunisce!
Sì, sì, beviamo allora insieme
nel cranio dei vostri amanti.
Tra la la la la la la la la la lera.
Lasciamo la campagna!
Il vecchio eremita ci attende.
Al convento!
Coro
Capitano, ti seguiamo, noi siam pronti.
Il Capitano
Andiamo! In montagna!

LELIO
(Lungo silenzio. La sua furiosa esaltazione sembra dissiparsi… la commozione lo invade lentamente, a poco a poco. Scoppia a piangere, singhiozza. Poi la sua emozione si addolcisce.  Sogna ad occhi aperti per un po’, sospira, e infine, asciugandosi le lagrime, dice con calma:)
Come è incerto il mio spirito! Da questo mondo frenetico passa ai sogni più snervanti. La dolce speranza balena sulla mia fronte appassita, la forza di voltarsi ancora verso il cielo. Mi vedo nell’avvenire, pieno d’amore; la porta dell’inferno, spinta da una mano graziosa, si chiude; respiro più liberamente; il mio cuore, fremendo ancora di una angoscia mortale, si dilata di bontà; un cielo blu si riempie di stelle sulla mia testa. Un venticello armonioso mi porta l’eco di lontani accordi, eco della voce adorata; lacrime di tenerezza vengono infine a rinfrescare le mie pupille brucianti dei pianti di rabbia e disperazione; Sono felice, e il mio angelo sorride e ammira il frutto del suo operato; la sua anima nobile e pura scintilla sulle sue lunge ciglia nere modestamente abbassate; una delle sue mani nelle mie, io canto, e l’altra sua mano, accarezzando le corde dell’arpa, accompagna languidamente il mio inno di felicità
(si siede e s’abbandona al sogno)
IV. Chant de bonheur – Hymne
O mia felicità, mia vita,
mio essere intero, mio Dio, mio cosmo!
C’è presso di te qualcosa che voglia?
Ti vedo, sorridi, i cieli mi vengono aperti!
L’ebbrezza d’amore per noi è troppo bruciante,
‘sta tenera depressione è più deliziosa.
Riposa nelle mie braccia, riposa la deliziosa testolina!
Vieni, vieni, o mia amante sognatrice,
sul mio cuore perduto. Chiudi i tuoi begli occhi!

LELIO
(Sembra riprendersi dalla cupa tristezza).
Oh! Se solo potessi trovarla, questa Giulietta, questa Ofelia, che il mio cuore chiama! Se solo potessi inebriarmi di quella gioia mista a tristezza che dà il vero amore; e una sera d’autunno, cullato con lei dal vento del nord su qualche selvaggia brughiera, potermi addormentare infine nelle sue braccia di un ultimo, melanconico sonno!… L’amico testimone dei nostri giorni fortunati scaverebbe lui stesso la nostra tomba ai piedi di una quercia, appenderebbe ai suoi rami l’arpa orfana, che, dolcemente accarezzata dallo scuro fogliame, esalerebbe ancora un residuo d’armonia. Mischiandosi a questo concerto funebre, il ricordo del mio ultimo canto di felicità farebbe scorrere le sue lacrime, gli farebbe sentire nelle vene un brivido sconosciuto facendolo sognare del tempo… dello spazio… dell’amore… dell’oblio…
(Ascolta con aria profondamente melanconica il pezzo seguente).

V. La harpe éolienne – Souvenirs
(s’alza, riagitandosi)
Ma perché abbandonarmi a queste assurde illusioni? Ah! Non è così che mi riconcilio con la vita… La morte non mi vuole… mi son gettato tra le sue braccia, ho cercato d’ammazzarmi con l’oppio, e lei mi ha respinto con indifferenza.
Allora, viviamo, e che l’arte, la musica, la poesia che hanno brillato sulla mia scura esistenza mi consolino, e mi guidino nel triste deserto che mi resta da percorrere.  O musica, amante fedele e pura, rispettata, adorata, il tuo amico, il tuo amante ti chiama a soccorso! Vieni, vieni, disvela tutto il tuo fascino, inebriami, circondami di tutto il tuo prestigio, sii toccante, fiera, semplice, sontuosa, ricca, bella! Vieni, vieni, io mi abbandono a te.
Perché pensare?… non c’è nemico più mortale del pensare: ci fa allontanare da noi stessi. Azione! Azione, e così non penseremo più. Scriviamo, foss’anche solo per noi stessi. Scegliamo un soggetto originale da cui siano esclusi toni cupi e pensosi… Penso a una Fantasia sulla Tempesta di Shakespeare: sì, un mago che agita e placa a suo piacimento gli elementi, spiritelli aerei che gli obbediscono, un giovane appassionato, Calibano il selvaggio troglodita… una lingua sonora e armoniosa… la bella Miranda… una voce sostenuta da leggere sfumature d’armonia, fremente su ali brillanti.

Recita versi di Shelley, da Julian and Maddalo:
È la nostra volontà
che ci incatena così a un male permesso

potremmo essere diversi – potremmo essere tutto
ciò che sogniamo di felice, alto ed eccelso….
Dove sono amore, bellezza e verità che noi cerchiamo
Se non nella nostra mente?

amare, ed esser amati con gentilezza;
e quando sono sprezzati…
perché meravigliarsi che essi muoiano
in una qualche morte vivente?

A questo punto s’apre il sipario e appaiono in piena luce accecante coristi, orchestrali e direttore: vestiti completamente di bianco, o sbiancati da una luce lattiginosa, come angeli di un paradiso oppiaceo.
 Lo guardano attenti, chi con il sorriso compassionevole di una mamma chi con il sogghigno compiaciuto di un’amante vendicativa.

LELIO
(esaltato, saltella in ogni direzione)
Adesso tocca ancora voi, amici miei, per l’ultima volta!
(all’orchestra)
Proveremo la mia Fantasia sulla Tempesta di Shakespeare. Guardate il più spesso possibile i movimenti del vostro direttore; è il solo modo d’ottenere quell’insieme nervoso, quadrato, compatto, così raro anche nelle migliori orchestre.
(al coro)
Riguardo al fraseggio e all’espressione, non ho alcunché da dirvi; i miei consigli sarebbero inutili per coloro che ne hanno la consapevolezza, più inutili ancora per coloro che non ce l’hanno…
Bene, tutto è a posto… Incominciate vi prego, vi ringrazio (ringrazia con un namaste/gassho).

VI. Fantaisie sur “La tempête” de Shakespeare
Coro degli Spiriti dell’aria
Miranda! Miranda!
Viene chi t’è promesso sposo:
conoscerai l’amore.
Miranda, d’un nuovo vivere
l’aurora va spuntando per te.
Miranda, addio!
Ed egli è tuo sposo, sii felice!
Calibano, orrido mostro,
temi lo sdegno di Ariel!
O Miranda, lui ti porta via, parti.
O Miranda, non ti vedremo più;
sulle spiagge dell’aurea nostra sede
noi cercheremo invano
lo splendente e dolce fiore
che sulla terra ammiravano.
Non ti vedremo più, dolce fiore,
o Miranda non ti vedremo più.
Addio! Addio! Miranda!

LELIO
(seduto da un lato, per tutta la Tempesta ha mostrato la massima, partecipe attenzione, ma alla fine, progressivamente, lo ha ripreso la depressione, il suo entusiasmo si è spento: la sua idea fissa, il tarlo della disperazione amorosa su cui vuole concentrarsi e tormentarsi, e soffrire, è tornato ad abitarlo…)
Basta per oggi! Siete stati bravi davvero, grazie.
Addio, sto male…
(coristi orchestrali e direttori rimangono sbalorditi, ma non più che seccati, alla scenetta, se ne vanno indifferenti: Lelio torna progressivamente solo con la sua adorata sofferenza, poi si ripiega su stesso, si affloscia a terra, bisbiglia:)
lasciatemi solo…

Silenzio… calma profonda… una foglia morta che cade lentamente da una quercia…  colpi sordi del mio cuore… evidentemente la vita era fuori di me… lontano, molto lontano…
(quando la parte anteriore della scena si è liberata, il sipario s’abbassa di nuovo).
[Dopo un istante di silenzio, il primo violino scivola alle spalle di un Lelio ormai semincosciente, e suona l’idea fissa… accompagnato dagli strumenti dietro al sipario]
(Lelio, come colpito al cuore da un sussulto doloroso, ascolta e mormora, in preda a un tormento infinito)

Ancora! Ancora, per sempre!…
(buio).

SIPARIO

© Daniele Martino 2005 – proprietà letteraria riservata

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