«Né insegnamento, né dolore»

Quanto a me, che sento talvolta in me il ridicolo d’un profeta, io so che non vi troverò mai la carità di un medico. Perduto in questo mondo villano, urtato col gomito dalla folla, sono come un uomo stanco il cui occhio non vede dietro, negli anni profondi, altro che disinganno e amarezza, e davanti a sé altro che una tempesta in cui niente di nuovo v’è contenuto, né insegnamento, né dolore. La sera in cui quest’uomo ha rubato al destino qualche ora di piacere, cullato nella sua digestione, dimentico – per quanto possibile – del passato, contento del presente e rassegnato all’avvenire, inebriato del suo sangue freddo e del suo dandismo, fiero di non essere così basso come quelli che passano, egli si dice contemplando il fumo del suo sigaro: che m’importa dove vanno queste coscienze?
Io credo che ho deviato in ciò che la gente del mestiere chiama un capolavoro. Tuttavia, lascerò queste pagine, – poiché voglio datare la mia tristezza.

Charles Baudelaire, Diari intimi

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