nudi sino all’osso

non volevo che bevessi vicino alla toilette
e ho fatto un po’ il cretino con la cameriera
rossa di capelli, graziosa e gli occhi vispi che…
va be’ ma tu t’eri vestita così bene, anche per me
che ho rinunciato e ho fatto per il resto della cena
del mio meglio per essere cretino lì con te
mentre ti guardavo le scarpine decolletè
le autoreggenti, la gonnina e i seni panna-cotta

non avevo fame
mi hanno messo nel secondo della mayonnaise
volevo vomitarla ma sono stato gentiluomo
e l’ho mangiata tutta, con orrore
perché tu nel pomeriggio eri stata dal coiffeur
e i tuoi capelli neri luccicavano per me
e il tuo rossetto rosso resisteva sulle labbra
tutto il tempo che mangiavi con piacere
e ti ho visto i denti bianchi, la lingua, al tuo caffé

dopo, passeggiando, sfogavamo i nostri guai
senza alcun proponimento di conforto
era un rapporto, per aggiornarci un po’ sui fatti
le crudeltà subite, i torti, i fallimenti
e quando ti ho chiesto di bere su da te
tu hai detto che dovevi lavorare a un documento
che ci saremmo rivisti un’altra volta
che avresti messo in casa il whisky che volevo

adesso, passato tanto tempo
me ne sono ricordato della tua promessa
ma non ti ho chiamato
perché in questo momento son tutto meno che cretino
ti voglio bene, castamente, come un buon amico
e non ho più voglia di ricontabilizzare
gli accadimenti più recenti andati storti

ti ricordo divertita al tavolino
in un tuo raro quarto d’ora di energia
ed effettivamente prendo atto
che l’amore quella sera è stato fatto
da noi due
ridendoci un pochetto di speranza addosso
vestiti ma nudi ad intuirci sino all’osso

©  Daniele Martino 2013 – proprietà letteraria riservata