«Povero folle Lancillotto»

Il cavaliere gli chiede: «Nano, dimmi in nome di Dio se hai visto passare per di qua madama la regina». Ma quel nano, vile e di ignobili origini, non vuole dargli notizie e dice invece: «Se vorrai montare sulla carretta che conduco, prima di domani potrai sapere cosa è avvenuto della regina».
Il cavaliere esita, e prosegue per la propria strada senza accettare l’invito.
E fu per sua sventura e vergogna che non vi salì subito, perché più tardi avrebbe avuto a pentirsene e avrebbe giudicato di avere agito male. Ma Ragione, in disaccordo con Amore, gli suggeriva di guardarsi dal montarvi, e lo esortava e lo ammaestrava a non intraprendere un’azione che gli sarebbe forse tornata a onta e a biasimo. Ragione non ha posto nel cuore, ma nella bocca: per questo osava parlargli in tal modo. Ma Amore, che era rinchiuso nel suo cuore, gli ordinava e lo ammoniva di montare subito.
Poiché lo vuole Amore, il cavaliere sale sulla carretta e non si cura di provare vergogna: è Amore che comanda e vuole.

Chrétien de Troyes, Lancillotto o il cavaliere della carretta

Emma Florence Harrison, illustration to "Guinevere" by Tennyson
Emma Florence Harrison, illustration to “Guinevere” by Tennyson

GINEVRA: «Ho paura… paura degli altri…
Povero folle Lancillotto, basterà ai tuoi sogni un mondo piccolo come il mio?»

Robert Bresson, Lancelot du Lac