il sogno della cerva

Catastrofe, crolli di case che sprofondano nella terra, tetti marci di infiltrazioni, si salva chi ha una barca e mentre sono a terra esausto e sconfitto, supino (morente?) sento una dolcissima sensazione di umido caldo respiro conforto all’orecchio… apro gli occhi… Una enigmatica cerva mi guarda senza paura con occhi pieni di saggezza divina, e dolce fermezza, e mi sta accanto sino a che mio figlio schiamazza e la fa scappare nel camino diroccato! La cerva era un messaggio divino, o una reincarnazione, un conforto di sublime fertilità da un mondo altro o parallelo. Io lottavo nella casa per proteggere il bambino che amavo e volevo fosse come volevo e la donna che amavo e volevo fosse come volevo: lei battibeccava con lui per tirarlo su dal letto, così realistica e ordinaria. Erano i due affetti per cui mi svenavo di ogni energia fallendo, perché non era in mio potere “salvarli”: era il Crollo. Appunto: le grandi costruzioni-progetto crollano, sprofondano. Si salva chi guarda oltre creativamente e ha una barca in città, insensato, apparentemente. La cerva mi donava, muta, conforto: mi bisbigliava all’orecchio ispirazione mentre il reale crollava e sbraitava e la faceva fuggire nell’Altrove. Era un messaggero esoterico, era la Dea Madre.

© Daniele Martino 2013 – proprietà letteraria riservata

Una candida cerva sopra l’erba

Una candida cerva sopra l’erba
verde m’apparve, con duo corna d’oro,
fra due riviere, all’ombra d’un alloro,
levando ’l sole a la stagione acerba.

Era sua vista sí dolce superba,
ch’i’ lasciai per seguirla ogni lavoro:
come l’avaro che ’n cercar tesoro
con diletto l’affanno disacerba.

«Nessun mi tocchi – al bel collo d’intorno
scritto avea di diamanti et di topazi – :
libera farmi al mio Cesare parve».

Et era ’l sol già vòlto al mezzo giorno,
gli occhi miei stanchi di mirar, non sazi,
quand’io caddi ne l’acqua, et ella sparve.

Francesco Petrarca

(In Grecia il cervo era consacrato agli dei della purezza e della luce, come Apollo, Atena, Diana)

cerva