«Nella indistinzione tra il bene e il male, la sofferenza viene sostituita dall’insofferenza»

Come esemplifica efficacemente Schopenhauer, noi siamo come i porcospini: se stiamo troppo vicini ci pungiamo, se stiamo troppo lontani abbiamo freddo. Ogni relazione comporta di stabilire la giusta distanza, di trovare una mediazione tra la paura di perdere l’oggetto d’amore e il timore di esserne invaso.

Nella società delle assicurazioni, dove la sicurezza è un bene inestimabile e il dolore sembra aver perso senso e valore, si vorrebbe barattare l’amore con una supposta autonomia narcisistica, con la pretesa di bastare a se stessi e di sostituire il partner difettoso.
Membri anonimi di un folla solitaria, di una «società degli individui» dove si è sempre insieme e sempre soli, ci si avvicina e ci si allontana come in discoteca, seguendo un ritmo personale che non cerca l’unisono.
Nella indistinzione tra il bene e il male, la sofferenza viene sostituita dall’insofferenza.

Silvia Vegetti Finzi, “Il paradosso del porcospino” (“la Lettura – Corriere della Sera” dell’8 settembre 2013)

http://lettura.corriere.it/debates/il-paradosso-del-porcospino/