assassini dell’amore

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In fin dei conti, il legame di ogni rapporto, sia esso tra marito e moglie come tra amici, è sempre un legame di conversazione; e fra due persone di troppo vasta disparità culturale, la sola base possibile è al livello più basso.

Nel carcere di Wandsworth ero impaziente di morire. Era il mio unico desiderio. Quando, dopo due mesi d’infermeria, fui trasferito qui, e trovai che la mia salute fisica stava gradatamente migliorando, fui sopraffatto dall’ira. Decisi di suicidarmi il giorno stesso in cui avessi lasciato il carcere. Dopo qualche tempo questa fase infausta passò, e decisi di rassegnarmi a vivere, ma di assumere un aspetto cupo come un re assume la porpora; di non sorridere mai più; di far di ogni casa in cui mettessi piede una casa di lutto; di obbligare i miei amici ad accompagnare a passo lento la mia tristezza; di insegnar loro che la malinconia è il vero segreto della vita; di mutilarli con il mio tormento; di storpiarli con un dolore altrui. Ora i miei sentimenti sono molto diversi. Capisco che sarebbe ingratitudine e scortesia, quando i miei amici vengono a trovarmi, fare il viso triste così da obbligarli ad assumere espressioni ancora più tristi per dimostrarmi la loro partecipazione al mio dolore; o se volessi offrir loro il pranzo, invitarli a sedere in silenzio a un pasto d’erbe amare e di cibi funerari. Devo imparare a stare sereno e di buon umore.

Io sopportai ogni cosa con volontà tenace, anche se la mia natura spesso vi si ribellava, finché non mi restò altro al mondo all’infuori di Cyril. Avevo perduto nome, posizione, felicità, libertà, ricchezza, ero un carcerato e un pezzente. Ma mi rimaneva ancora questo bene meraviglioso: il mio figliolo maggiore. D’improvviso la legge me lo tolse. Fu un colpo così spaventoso per me, che non seppi reagirvi: così mi buttai in ginocchio, e chinai il capo, e piansi, e dissi: «Il corpo di un bimbo è come il corpo di Dio: non sono degno né dell’uno né dell’altro». Quel momento fu la mia salvezza. Vidi allora che la sola cosa da fare era di accettare ogni cosa. Da allora – per quanto strano possa sembrare – sono stato molto più felice.

L’Amore è più bello dell’Odio.

La vita di un bimbo non è altro che un giorno d’aprile in cui per i narcisi si alternino pioggia e sole.

Ciò che distingue un essere umano dall’altro è l’amore, la capacità d’amare.

Mentre il proponimento di diventare un uomo migliore è un atto empirico e ipocrita, diventare un uomo più profondo è il privilegio di chi ha sofferto.

Un giorno, di fronte a te stesso, dovrai giudicare il tuo operato: e non sarai, non potrai, essere soddisfatto di come si sono svolte le cose. Nel tuo intimo dovrai vergognarti profondamente di te stesso. Una faccia di bronzo è una gran cosa da mostrare al mondo, ma di tanto in tanto, quando sei solo e non hai pubblico intorno, devi, penso, toglierti la maschera, nient’altro che per respirare. Altrimenti, credo proprio che soffocheresti.

Nella società, così come l’abbiamo costituita, non v’è posto per me, né vi potrà mai essere; ma la Natura, le cui dolce piogge bagnano indistintamente il giusto come il peccatore, avrà anfratti nelle rocce entro cui potrò nascondermi, e valli segrete nel cui silenzio potrò piangere indisturbato. Essa appenderà stelle alla volta del cielo perché io possa camminare nelle tenebre senza inciampare; e farà soffiare il vento perché cancelli le mie impronte e io non venga inseguito e braccato a morte. Essa mi laverà con i suoi grandi fiumi, e le sue erbe amare mi guariranno.

Oscar Wilde, De Profundis (lettera dal carcere di Reading Gaol a Alfred “Bosie” Douglas)

traduzione di Camilla Salvago Raggi (Feltrinelli)

EDWARDE BURNE-JONES, The-sleaping-beauty-1890
Edward Burne-Jones, The Sleeping Beauty (1890)

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