«Incorporare l’oggetto perduto»

La psicoanalisi associa la nostalgia alla sublimazione propria di ogni creazione artistica. L’artista lavora attorno alla memoria –  quella propria e quella del mondo – per aprire all’inedito, al non ancora visto, al non ancora conosciuto.
Non si tratta di rimanere incollati passivamente ai nostri ricordi ma di attingere ai ricordi attivamente per fare emergere un nuovo senso della realtà.
È lo stesso paradosso che circonda l’esperienza più comune del lutto. La persona a noi cara non c’è più, è scomparsa, ma prima di poter accettare psichicamente la sua assenza siamo costretti ad un lavoro doloroso della memoria. Ripensiamo a lei, la ricordiamo, percepiamo il vuoto che ha lasciato. Nondimeno al termine di questo lungo e doloroso lavoro, la sua assenza non paralizza più la nostra vita – come invece accade negli stati depressivi che indicano sempre un fallimento del lavoro del lutto – perché siamo riusciti, per così dire, a incorporare l’oggetto perduto, a farlo nostro. La nostalgia sarà allora il sentimento positivo che, senza annientare la nostra vita, la manterrà in un contatto invisibile con quella di chi ci ha lasciato.

Massimo Recalcati, “La bellezza del tempo che passa, l’emozione ove nasce l’arte”, “la Repubblica”, 21 luglio 2013

Giorgio Morandi, Natura morta
Giorgio Morandi, Natura morta
Pubblicato su arte