«anche là dove la verità disturba»

«Lucrezio insegue la solitudine esistenziale dappertutto, anche là dove la verità disturba: tra le lenzuola, nell’alcova degli innamorati, quando i corpi si prestano, si danno, si scambiano e si abbandonano allo spettacolo del loro tentativo di evitarsi così come sono, costretti a sé stessi, prigionieri del loro stesso desiderio, incapaci di comunicare.
Nella sollecitazione del desiderio e nella esacerbazione del piacere, ognuno sperimenta l’estasi artistica e la voluttà solipsistica, radicalmente estranea alle emozioni dell’altro che lo riguardano unicamente per i soddisfacimenti egoistici e narcisistici che gli procurano. Il godimento dell’altro interessa in quanto dimostrazione narcisistica della capacità di scatenarlo, produrlo, da qui la soddisfazione indotta a sentirsi potente nell’appropriazione e nel possesso, nella conquista e nella sottomissione: si gode del piacere dell’altro in quanto lo si accende – si soffre di non poterlo provocare, ma non si gode il piacere dell’altro.
Nascere, vivere, godere, soffrire, invecchiare e morire rivelano l’incapacità di calarsi in una storia diversa dalla propria e l’impossibilità viscerale, materiale, fisiologica, di avvertire direttamente l’emozione dell’altro. Con lui, vicino a lui, al suo fianco, vicinissimo certo, empatia e simpatia restano possibili, ma non al posto dell’altro, con la sua coscienza, nella sua propria carne.
Si desidera la fusione, si realizza l’abisso.
Il tempo passa e distrugge tutto ciò che tocca, desiderio e piacere, amore e passione.
L’azione del desiderio, che sembra sfuggire al tempo, viene da questo riacciuffata e seriamente rovinata, annullata.
La fine delle storie d’amore getta una luce retrospettiva: svaniscono tutte le fantasmagorie che si erano alimentate sulla base del principio della servitù volontaria, cadono i veli, le menzogne appaiono in tutto il loro splendore.
Rovinato, in ogni senso del termine, sfinito, stanco, spezzato, stremato, svuotato, divenuto l’ombra di se stesso, cadaverico, dopo aver sfiorato la disintegrazione, il soggetto superstite sembra un dannato sfuggito dal più profondo cerchio dell’Inferno».

Michel Onfray, Teoria del corpo amoroso. Per un’erotica solare. Fazi