Si salvi chi può! Chimica dell’amore “romantico”

Helen Fisher è una antropologa: di età è matura, perché alla fine del suo libro Why we love. The nature and chemistry of romantic love si mette tra coloro che sono in grado di rispondere alla domanda: ma quando uno, a forza di soffrire e intensamente gioire, conosce le regole dell’amore passionale/pulsionale (“romantic”) può evitare di farsene travolgere? Per avere la risposta (che è NO!) bisogna attraversare un libro che è costruito su una serie di questionari distribuiti a 839 persone, maschi e femmine, americani e giapponesi, e su una serie di fMRI (functional Magnetic Resonance Imaging) che, secondo il florido pullulare di ricerche sulla biochimica cerebrali delle passioni del cuor, cercano di tracciare disperatamente un mappa “logica” della più illogica delle mappe umane, quella delle emozioni. Oddio: sappiamo ormai sempre di più del come si innescano le emozioni, di come si placano, di cosa è chimicamente nel cervello dolore e di cosa è chimicamente nel cervello orgasmo, piacere, amore, ma una volta stilata la dinamica delle endorfine e della serotonina, della dopamina e della ossitocina e del testosterone, ormoni e sostanze che ci auto-stupefacciamo, siamo esattamente nella condizione di miliardi di uomini che nel tempo hanno anonimamente sofferto odio gelosia, amore, appostamenti e omicidi passionali, vendette, ossessioni raccontate da centinaia e centinaia di capolavori della letteratura, del teatro, del cinema.
Non è inutile riattraversare il libro delle passioni: è la nostra autobiografia! Piacevole o tormentoso, ogni narciso lettore sa che si sta parlando di lui: di quella volta che lei… di quell’altra in cui lui… che l’avrei ammazzato… che perché quel bastardo mi ha lasciato per quella sgualdrina… che da tanto tempo stiamo insieme e abbiamo avuto la sapienza di tradurre il nostro passionate love in companionate love, addomesticando la dopamina in ossitocina/vasopressina, convertendo la lava del vulcano incandescente in fertile terra di vicinanza compassionevole, su cui lasciar cadere finalmente semi-spermatozoi per far crescere al sole intiepidito dell’affetto dolci pomodorini-bambini nel Vesuvio dell’equilibrio psichico e affettivo.
Allora, che c’è di nuovo? Niente e qualcosa: innanzitutto, i preavvisi, gli allarmi: l’amore è un nutrimento che viene dagli occhi, ovvero dalla magnetica norepinefrina, come ci insegnava il Dolce Stil Novo, ai primi sintomi di pensiero ossessivo sull’amato si è già spacciati: si è dopati di dopamina, seguono perdita di appetito e una energia tremenda, che intossica, si mangia delusione, crolla la serotonina, si cade in stato di bisogno (come avvertiva Socrate), si dipende, molto, da un altro (fino alla morte, scriveva Keats), si soffre una terribile ansia da separazione, si è marionette i cui fili sono nelle mani dell’altro, si desidera sessualmente, si è sessualmente possessivi, si è gelosi e quindi depressi, e quindi maniacalmente violenti, ma un team di neuroscienziati conforta: l’incubo dura tra i dodici e i diciotto mesi. Poi? Niente, poiché la complessità non ha soluzione, e l’amore è complessità inestricabile.
Come ha scritto il nostro postalberoniano psicoamorologo Umberto Galimberti, “nella passione non c’è scambio, perché l’altro non esiste se non nella testa di chi ama. L’altro è solo materia per la sua creazione. Per questo la passione condanna alla delusione ogni presa che voglia afferrare, al disappunto ogni tentativo che voglia possedere”. Attendendo il giorno in cui in farmacia potremo riempire da noi il nostro carrello di pacificanti ormoni cerebrali (“10 grammi di ossitocina, 15 di serotonina grazie, vorrei togliermi di testa quella strega….”) non resta che stare in guardia: occhiali scuri e camminare svelti radenti i muri sorridendo a tutti: troppo pericoloso il rischio di innamorarsi; applicare la yogica, buddhistica compassione universale per tutti gli esser i viventi: il non attaccamento potrebbe salvarci dalla ulteriore rinascita e dagli eterni patemi.

Helen Fisher, Why we love. The nature and chemistry of romantic love. New York, Henry Holt and company 2004, xvi-302 pp.

diario, 23 dicembre 2005

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