Orgasmo dell’ottimismo. 888 metodi per diventare maledettamente felici

Trecentosessantasei pagine di buone notizie non sono un po’ troppe? Rob Brezsny, californiano cresciuto nell’ambiente vitalistico, pacifista, tantrico tra San Francisco e Santa Cruz, non si preoccupa. Lui ha visto la luce. Ha capito. Stiamo sbagliando tutto. Anzi, ehi, tu, amico, stai sbagliando tutto. Ti da del tu: è il tuo guru sul suo sito freewillastrology.com, dove nell’home page campeggia lui qualche anno fa, sempre coi suoi riccioloni fluenti, sulla rampa di uscita di una freeway, a rischiare la pelle, con un cartello da uomo-sandwich e 1.000 dollari in mano, e una scritta: «MI PIACE AIUTARE… HO BISOGNO DI DARE… PER FAVORE PRENDETE UN PO’ DI SOLDI!». Rob è un simpaticone: molti della “sinistra” americana sono settati diversi da noi: non si sentono quelli che tutto fa schifo, che tutto va male, che io sto male, che è colpa tua se io sto male, che io sono meglio di te ma di pessimo umore. No. Si dissociano da un sistema che è settato per quello che Brezsny con la sua zampillante colorata fantasia creativa definisce «nichilismo pop», e che vede sullo stesso fronte il sistema che ci bombarda con incessanti notizie catastrofiche, dolorose, orrende e gli oppositori politici che vedono il mondo sull’orlo della catastrofe rovinosa. Lui si è forgiato nel sacro fuoco nativoamericano-hippy del Burning Man (burningman.com), che si svolge nel Black Rock Desert del Nevada ogni anno a fine agosto da fine anni Ottanta: un immenso accampamento dove arrivano ormai in 25.000, per “fare l’esperienza”: una settimana di creatività assoluta, di sopravvivenza, di insolazioni e notti insonni in cui ciascuno può contribuire con il meglio di se stesso, e il sabato notte si brucia il pupazzone, la droga da cui ciascuno è venuto qui a liberarsi.
Lì Rob, dopo un passato di rocker californiano e di astrologo alternativo del “Good Times” ha capito che occorreva fondare una missione per salvare gli uomini dal pessimismo egoista terragno, consegnandoli all’ottimismo grato cosmico. Parte da Emerson, Thoreau, Whitman, ovvio, i padri del pensiero libero americano, passa dal buddhismo e non sa molto di greco, e attribuisce la sua nuova parola chiave, la pronoia, ai Grateful Dead, che a metà Settanta cantavano i testi di John Perry Barlow: la pronoia era l’antitesi della paranoia, «il sospetto che l’universo cospiri per farti del bene».
Da seguaci settimanali delle brillanti astrologie di Rob (rivelate agli italiani da “Internazionale”), abbiamo attraversato il deserto implacabile del librone mattone, zeppo di insopportabili grafichetti, simboli, colonne male impaginate, refusi a frotte, e ora portiamo clemenza al nostro vate. Ascoltando uno dei suoi dischi preferiti (It will be a light: Ben Harper con i Blind Boys of Alabama), siamo disposti a seguirlo: a resistere al «lavaggio del cervello operato dai media», disposti a leggere le tante invisibili buone notizie che lui in abbondanza ci esemplifica nel bibbione, a cercarle d’ora in poi ogni giorno, convertendoci al satyagraha che era per Gandhi “forza dell’amore” mica flaccida, e vivendo da subito in casa nostra nel Mondo Nuovo, dove «i nostri figli studieranno danza, meditazione ed educazione onirica e impareranno ad ascoltare con il loro cuore». Fare doni a chi non se l’aspetta, amare chi odiamo, provare l’orgasmo tantrico che accende la luce e non sparge il seme. La vita non è uno schifo, perché taoisticamente nel solco di una disgrazia c’è il seme di un bene. Grato al vecchio Jung cultore di astrologia, ovviamente, l’astrologo sciamano Brezsny ci dà troppe prove per non provarci: «Solo tu puoi impedire il genocidio dell’immaginazione».

La pronoia è l’antidoto alla paranoia. 888 metodi per diventare selvaggiamente felici
di Rob Brezsny
Milano, Rizzoli 2006
Pagine 366 – 17,50 euro

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