Glass, o il dolore degli innocenti

La Turingia è il cuore geografico della Germania riunificata dopo la caduta del muro di Berlino del 1989, la Wenge, ovvero “il cambiamento, la svolta” che ha trasformato la vita di tutti quelli che qui, oggi, hanno più di 16 anni: la prima mondiale di Waiting for the Barbarians, lo scorso 10 settembre, nel nuovo Theater Erfurt disegnato nel 2003 dall’architetto Jörg Friedrich, è un gesto di liberazione: Philip Glass era letteralmente bandito, qui, prima dell’89, era un americano, il suo minimalismo era “pop degenerato”, per la musica colta comunista e statale.
La storia che racconta la fonte di quest’opera, il romanzo di Coetzee del 1980, a Glass era piaciuta prima che il presidente Usa George Bush jr. facesse il suo Empire strikes back (del 1980 anche il film stellare di George Lucas) in Iraq, rimanendoci tuttora a torturare e uccidere “smilzi” di tutte le età e generi in scientifica confusione, come il sinistro e criminale colonnello Joll di Aspettando i barbari (tradotto da Einaudi nel 2000): ai confini di un Impero occidentale di un imprecisato inizio Novecento (ci sono carrozze, fucili, cavalli, avrà letto Il deserto dei Tartari di Buzzati, Coetzee?), un Magistrato sfinito, pacifico e puttaniere amministra la giustizia; un giorno, dalla capitale, arrivano le forze speciali, e prendono innocenti, li torturano, uccidono con calma (Il processo di Kafka invece lo conoscerà, Coetzee), massacrano infine pure il Magistrato liberal, perché la capitale ha deciso che i Barbari stanno per attaccare, e quindi sarà l’Impero ad attaccare per primo. Poi, dopo un anno se ne vanno, bye bye.
Chistopher Hampton ha scolpito un libretto che sembra un Woyzeck di Büchner & Berg) con frasi da epigrafe, come «Pain is Truth. That is one of the few certainties of life». Nello spettacolo firmato dal padrone di casa, il sovrintendente Guy Montavon, Richard Salter ha cantato la lunghissima parte protagonista con strascicata energia, diretto da un esaltato Dennis Russell Davies. Il coro dei Barbari mormora “arie” imponenti, muri di sangue rappreso in una partitura che si trascina in epica stanchezza. Pare che Coetzee e Hampton e Glass la pensino come il Battiato sghignazzato alla Biennale Cinema di Venezia: guardatevi dagli occhiali scuri in giro per il mondo, dagli agenti Smith di Matrix che stanno arrivando a trasformare la nostra vita apparentemente democratica in un incubo organizzato. Philip Glass, a 68 anni, allora è un autore politico.

diario, 23 settembre 2005

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.