Virtù e moderazione, il programma minimalista di un poeta filosofo. Alexander Pope

Ecco gli scherzi della letteratura, e del cinema; leggiamo An essay on man e immaginiamo che il signor Alexander Pope lo stia proprio pensando nell’oscurità di una carrozza, nel mezzo di un bizzarro romanzo di Virginia Woolf: Orlando, ora donna, è attratto/attratta (eroticamente? intellettualmente?) da quella figura di grande intellettuale del secolo in cui sta transitando con la sua lunga e strana vita; Pope, poi, oggi, lo vediamo anche con gli occhi di Sally Potter, mentre sarcastico deride l’intelligenza femminile di Orlando/Tilda Swinton in compagnia di altre eccezionali linguacce, quali Swift e Addison.
Questo doppio Pope alla Woolf/Potter, gigante del pensiero inglese, non è però straniero al Pope poeta-filosofo che tra il 1730 e il 1732 scrive quattro epistole in rima baciata sulla sorte dell’Uomo e dell’Umanità, illuminista prima degli illuministi, ottimista prima di ogni Candide, limpido, fermo e classico come un poeta inossidabile nel tempo. Classico: Pope nel suo Saggio apre visioni raramente originali, ma con una perizia erudita e garbata esclusivamente settecentesca assembla i motivi più squisiti del pensiero etico occidentale, padroneggiando la forma poetica con un respiro e una regolarità regali. All’uomo, nella visione filosofica di Pope (che deriva da Shaftesbury, ma prima ancora da Leibniz, Montaigne, La Rochefoucauld, Pascal) tocca l’umiltà di non chiedersi proprio nulla sul mondo che abita: gli animali si chiedono forse perché vivono? E le piante? Perché l’uomo allora dovrebbe cercare di spiegarsi qual è il suo ruolo nel progetto di Dio? La felicità è ignorare gli eventi futuri, così come la speranza di una condizione futura: «L’intera natura non è che arte a te sconosciuta». La prima epistola in particolare, quella dedicata all’uomo nell’universo, svela le somiglianze con il De rerum natura di Lucrezio: dal poeta latino Pope recupera la stessa concezione dell’opera, un poema che riflette filosoficamente sulla vita dell’uomo; ma del De rerum natura Pope programmaticamente non ha il tarlo apocalittico, il toccante pessimismo, gli scatti lirici struggenti; del resto, come potrebbe il predicatore del controllo delle passioni sbandare nelle emozioni, e piegare il suo ragionamento a lagrime graffiate dal dolore?
«The proper study of Mankind is Man», il vero oggetto di studio dell’Umanità è l’Uomo: è il verso centrale; l’uomo non deve scervellarsi su Dio e sull’universo: studi se stesso! Dopo Lucrezio, Socrate. Certo, la scienza è una buona cosa, Newton è un brav’uomo, ma niente orgoglio, please, nessuna illusione di piegare il mondo ai propri progetti; l’amor proprio è buona cosa («ama il prossimo tuo come te stesso», predicava Gesù) ma tutto, orazianamente, deve essere aurea moderazione, giusto mezzo, equilibrio che esplode dal controllo delle spinte. Passioni, piaceri, cosa sono al cospetto della Virtù? Niente. Che c’è di più orribile del Vizio? Niente.
Zanini traduce bene il Pope pensatore: salva, di questa retorica della moderazione intelligente, la scioltezza inarrestabile della dimostrazione, rinunciando al gioco micidiale della ricostruzione della rima: inevitabilmente, però, trasforma la splendida doppiezza di Pope in luminosa unica dimensione. Orlando, insomma, non fu certo abbagliato da un pacato teorico dell’uomo civile. Così ci proveremo noi, a scoprire nel testo a fronte il Pope poeta, orgoglioso d’avere dimostrato «che RAGIONE e PASSIONE sono la risposta a un’unica grande domanda; che il vero AMOR PROPRIO e la vera dedizione SOCIALE sono la stessa cosa; che soltanto la VIRTÙ è la nostra felicità, quaggiù; e che tutta la nostra conoscenza è CONOSCERE NOI STESSI».
Magnifico programma “minimalista” di un partito che non c’è, An essay on man è anche modello di una poesia dei destini dell’uomo che per ora non c’è più; Philip Sollers, in un suo articolo su “Le Monde” del 13 gennaio scorso, convocava al capezzale della poesia intimista, depressa, umile, triste e socialmente insignificante l’ombra della grande poesia dell’Iliade e dell’Odissea, che vive ignara dell’uomo che l’ha scritta, cosciente dell’uomo che la legge: «The proper study of Poetry is Man», allora, se il signor Pope traduttore d’Omero beninteso permette.

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Alexander Pope
SAGGIO SULL’UOMO
a cura di Adelino Zanini
Liberilibri
pp. XXXII-118 • £.22.000

il manifesto (la talpa libri) 2 marzo 1995

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