Vite di Mary Shelley

Duecento anni fa, nel 1818, fu pubblicato anonimo un romanzo sconvolgente: Frankenstein, o il moderno Prometeo, con una prefazione di Percy Bysshe Shelley. Era stato scritto in nove mesi e infine partorito da una donna coraggiosa, innamorata e addolorata, che nell’estate del 1816, priva di sole come mezzo pianeta per le immense emissioni di polveri e ceneri provocate dall’eruzione del vulcano Tampora in Polinesia, aveva cominciato ad abbozzarlo ospite di Lord Byron a Villa Diodati, sul Lago di Ginevra. Byron, tediato e sbiellato dalla continua oscurità e dai continui violenti temporali, drogato e sbronzo, lanciò agli amici ospiti una sfida a scrivere immediatamente un racconto di fantasmi. Lo presero in parola soltanto Mary Wollstonecraft Godwin e John Polidori, medico personale di Byron che in The Vampyre inventa il nucleo del potente Dracula di Bram Stoker.

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Mary e il mostro

androidi troppo umani

In un futuro prossimo, una potente società americana, la Delos, ha creato in una imprecisata, grande isola tropicale tre grandi parchi di divertimento: le tre Disneyland sono dislocate su aree vaste ma attigue: ci sono WestWorld, che propone ai visitatori il brivido del far West senza legge e senza morale, un secondo parco a tema “epoca dello Shogun e dei samurai” in un Giappone barbarico, un terzo nell’India coloniale britannica. Il soggetto non è particolarmente originale, poiché la saga di Jurassic Park poneva analoghi dilemmi di fondo: l’uomo può, con la sua evoluzione nelle scienze biotecnologiche, peccare di hybris contro la Natura? O ne pagherà il fio? I neo-dinosauri di Jurassic Park non erano però robot perfetti con cervelli bionici e programmati, ma neonati completamente biologici in cattività poco efficace per gli intelligenti e possenti T-Rex e Velociraptor; nella piramide biologica a metà film scavalcano gli umani sbranandosene un tot, sino a che il coraggio e l’astuzia di qualche umano non riescono a organizzare la solita fuga insanguinata dall’isola caraibica. Dietro Jurassic Park e WestWorld c’è lo stesso scrittore: Michael Crichton.

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mi ami?

LEI  mi ami?
LUI  sì ti amo
LEI  più di tutto?
LUI  sì più di tutto
LEI  più di tutto al mondo?
LUI  sì più di tutto al mondo
LEI  ti piaccio?
LUI  sì mi piaci
LEI  ti piace stare vicino a me?
LUI  sì mi piace stare vicino a te
LEI  ti piace guardarmi?
LUI  sì mi piace guardarti
LEI  pensi che io sia stupida?
LUI  no non penso che tu sia stupida
LEI  pensi che io sia carina?
LUI  sì penso che tu sia carina
LEI  ti annoio?
LUI  no non mi annoi
LEI  ti piacciono le mie sopracciglia?
LUI  si mi piacciono le tue sopracciglia
LEI  molto?
LUI  molto
LEI  quale ti piace di più?
LUI  se dico quale l’altra sarà gelosa
LEI  lo devi dire
LUI  sono tutt’e due squisite
LEI  davvero?
LUI  davvero
LEI  ho delle belle ciglia?
LUI  sì delle ciglia bellissime
LEI  ti piace annusarmi?
LUI  sì mi piace annusarti
LEI  ti piace il mio profumo?
LUI  sì mi piace il tuo profumo
LEI  pensi che io abbia buon gusto?
LUI  sì penso che tu abbia buon gusto
LEI  pensi che abbia del talento?
LUI  sì penso che tu abbia del talento
LEI  non pensi che io sia pigra?
LUI  no non penso che tu sia pigra
LEI  ti piace toccarmi?
LUI  sì mi piace toccarti
LEI  pensi che io sia buffa?
LUI  solo in un modo simpatico
LEI  stai ridendo di me?
LUI  no non sto ridendo di te
LEI  mi ami davvero?
LUI  sì ti amo davvero
LEI  dì “TI AMO”
LUI  ti amo
LEI  hai voglia di abbracciarmi?
LUI  sì ho voglia di abbracciarti, e stringerti, e coccolarti, e amoreggiare con te
LEI  va tutto bene?
LUI  sì va tutto bene
LEI  giura che non mi lascerai mai?
LUI  giuro che non ti lascerò mai, mi faccio una croce sul cuore e che possa morire se non dico la verità

(pausa)

LEI  mi ami davvero?

(Ronald D. Laing 1978)

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se chanto

de vant de ma fenestro ia un auzeloun
touto la nuech chanto, chanto sa chansoun
se chanto que chante, chanto pa per iou
chanto per ma mio, qu’es luenh de iou
quelos mountanhos que tan aoutos soun
m’empachoun de veire mes amour ount soun
baisa’- vous mountanhos, planos levà-vous
perquè posquè veire mes amour ount soun

davanti alla mia finestra c’è un uccellino
tutta la notte canta , canta la sua canzone
se canta, che canti , non canta per me
canta per la mia amica  che è lontana da me
quelle montagne che son tanto alte
m’impediscono di vedere dove sono i miei amori
abbassatevi montagne, alzatevi pianure
perché io possa vedere dove sono i miei amori

Sergio Berardo e i Lou Dalfin al 18° concerto di Ferragosto al Santuario di San Magno (15 agosto 2018)