l’inventario

la fine dell’amore che non hai voluto
sta tutta in un sacchetto chic che ti preparo:
cose che ti consegno con la tenerezza
che avevo quando le hai portate
con il tuo lunatico via-vai di “odi et amo”

ogni volta che mi lasci t’inventi che non t’amo
ed ogni volta che io lascio che mi lasci
preparo l’inventario che ti riporti via
ticchettando per le scale con non-plus-ultra sdegno

questa volta è sempre forse l’ultimo
bagaglio che ti restituisco
mentre ti sfratti dalla nostra casa a tempo:
            morbida vestaglia mini e blu
            shampoo al cardamomo e alla calendula
            crema liftante e beauty con i trucchi
            infradito blu con i lustrini
            ombrellino rosso da borsetta
            canottiera crema mutandine e calze nere
            autoreggenti bianche
(quella volta che per finta abbiamo fatto nozze)

i libri miei son tutti a casa tua:
e quello è quello che ti lascio io
scorrendo come il fiume in piena: gonfio, iroso

© Daniele Martino 2019 | proprietà letteraria riservata

euforia di naufragi

Solo Fleabag, l’ilarotragica serie della britannica Phoebe Waller-Bridge era stata sinora tanto cruda, diretta nel raccontare l’intimità sessuale e mentale contemporanea. Euphoria è un po’ mimetizzata tra gli stereotipi “teen”, ma anche questa volta il cammino è dal sesso porno all’amore, dagli eccessi di droga alla sofferenza accettata e attraversata, dal branco all’amicizia, da famiglie-dobermann a ricostruzione di rapporti interpersonali non obbligati. 

https://www.doppiozero.com/materiali/euphoria-di-adolescenti

«nel suo ottuso sonnecchiare»

«Ad Oblomov, nel suo pigro starsene sdraiato in pose pigre, nel suo ottuso sonnecchiare e nei suoi impulsi ispirati, la donna era sempre apparsa anzitutto come moglie, e solo qualche volta come amante. Nelle sue fantasticherie si librava l’immagine di una donna alta e slanciata, con le mani tranquillamente piegate sul petto, con uno sguardo calmo, ma superbo, seduta con noncuranza in mezzo all’edera del boschetto, muoversi con passo leggero sul tappeto, sulla ghiaia del viale, con la figura ondeggiante e la testa graziosamente appoggiata sulle spalle, con un’espressione pensosa; come un ideale, come l’incarnazione di un’intera vita colma di tenerezza e di pace solenne, come la pace stessa».

Ivan Aleksandrovič Gončarov, Oblomov (1859)

che bell’ambiente!

La didattica con cui si è pensata l’architettura ora sarà l’ambiente per un nuova didattica: in spazi pieni d’aria, di luce, con i banchi che scorrono su rotelle per muovere gli studenti in didattiche finalmente realizzabili, con lavagne elettroniche di ultima generazione (i BigPad della Sharp), con gli armadietti personali numerati per ogni studente per lasciare qui i libri, con i bidoncini della raccolta differenziata graziosi nel design tipo bocche-di-aerazione-di-nave, con decine e decine di spazi per leggere un giornale, sciallare in questi «spazi calmi», sprofondare in un puff, dove poter studiare da soli in un momento di difficoltà, con casette-nido per confortare il meltdown di un ragazzo autistico, con aule insegnanti dotati di angolo cucina per mangiare tranquilli, con bagni puliti e belli… 

https://www.doppiozero.com/materiali/torino-fa-scuola