il raga delle tartarughe³

il raga delle tartarughe³.

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«ammalate. E squallide anche»

«Ammalate, ho detto bene, ammalate; fra cinquanta, sessanta anni, forse molto prima, creperanno; quindi sono fin da ora ammalate. E squallide anche: bella eleganza, quella loro, fatta di cianfrusaglie, di “pull over” rubati e di moinette apprese al cinema… Ecco cosa succede quando ci si mette con questi sgorbietti truccati. E non avevate ribrezzo, loro quanto te, te quanto loro, a sbaciucchiare queste vostre future carcasse fra maleodoranti lenzuola?… Pochissimi sono coloro che sanno…

Non era però uno di quei sorrisi come se ne vedono fra voialtri, sempre imbastarditi da un’espressione accessoria, di benevolenza o di ironia, di pietà, crudeltà o quel che sia; esso esprimeva soltanto se stesso, cioè una quasi bestiale gioia di esistere, una quasi divina letizia. Questo sorriso fu il primo dei sortilegi che agisse su di me rivelandomi paradisi di dimenticate serenità. Dai disordinati capelli color di sole l’acqua del mare colava sugli occhi verdi apertissimi sui lineamenti di infantile purezza».

Giuseppe Tomasi di Lampedusa, La sirena

Inserito in critica letteraria, narrazioni, parole

profuma nella notte insonne

il gelsomino fa ogni anno il suo lavoro, profuma nella notte insonne, bianco, precario, né illuso né privo di illusioni

Inserito in parole

«protected only by the kindness of your nature»

You are my sister, we were born
so innocent, so full of need
There were times we were friends but times I was so cruel
Each night I’d ask for you to watch me as I sleep
I was so afraid of the night
you seemed to move through the places that I feared
you lived inside my world so softly
protected only by the kindness of your nature
You are my sister
and I love you
May all of your dreams come true
We felt so differently then
so similar over the years
the way we laugh the way we experience pain
So many memories
but theres nothing left to gain from remembering
faces and worlds that no one else will ever know
You are my sister
and I love you
May all of your dreams come true
I want this for you
they’re gonna come true (gonna come true)

Antony and The Johnsons, You Are My Sister

Inserito in critica musicale, poesia per musica

preferisco che sembri una sorpresina brutta

Le robe indirizzate a me che mi dicono robe sgradevoli le leggo tutte in fretta e alla fine non mi ricordo niente ma mi rimane la sensazione che forse dovrei rileggerle perché se no qualcosa potrebbe sfuggirmi, qualcosa che mi servirebbe a difendermi da qualcos’altro ma poi quando rileggo le leggo di nuovo in fretta e alla fine ho la nausea e una sensazione sgradevole. E sono certo che qualcuno mi sta per fare del male. Ma preferisco che sembri una sorpresina brutta.

Le cose belle invece le rileggo un sacco di volte e le capisco proprio tutte per bene, parola per parola.

Inserito in parole

due che insieme fanno un tre normale

quando mi vorrai bene
quando saprai chi sono
quando ci abbracceremo
quando saremo soli in una stanza tranquilla e silenziosa
zitti zitti zitti
l’onda tortuosa e addormentata di quello che eravamo
avrà un risveglio e dritta sulla schiena dell’istante
muta e flessuosa fisserà negli occhi quello che noi siamo
adesso adesso adesso
due che insieme fanno un tre normale
mani e bocche e morbidi capelli
e denti che si addentano di sesso

una cosa che può capitare
se dimentichiamo questa volta
il te secondo me
e il me secondo te
che ci tengono lontani

© Daniele Martino 2012 – proprietà letteraria riservata

Inserito in poesia

come salmoni contro denti rosso sangue (microracconto)

Non so perché ho accettato quell’invito… tra noi c’è solo una notte incompiuta di due anni fa, una fascinazione lontana e non vissuta, un concerto sul mare dopo una cena a parlarci di cose che piacevano a entrambi.

Perché sono partita?

Sul treno scorre il mare: e io non mi aspetto nulla: so che tra noi accadrà qualcosa che non è ancora accaduto.
Ho lasciato a casa un altro cantiere di una storia. Un’altra prova di amare e farmi amare, in cui cerco di credere. Lui non sa perché sto risalendo al Nord. Neanch’io lo so. Io lo so, cosa ho sempre fatto, “come sono fatta”: quando accetto un invito so benissimo il perché…. stavolta, niente… però è una bella idea, anzi, la pazza idea di una pazza, me.

Mi ha detto: «Vieni, voglio parlarti un’altra volta, rivedere i tuoi capelli, il tuo sorriso. Non scappare: portami due giorni della tua vita e tutto sarà chiaro. La mia porta resterà aperta, avrai le mie chiavi: se vorrai scappare, tornare da lui, tu lo potrai».

Così, un’altra volta, ho deciso che intuire è meglio di sapere, che i progetti sono un remare contro quello che sentiamo, andar controcorrente alla vita che ci toccherebbe, come salmoni che, saltando contro la corrente, sfidano eccitati i denti rosso sangue degli orsi sulle rocce.

Ogni tanto mi assopisco, ricordo cose forse vere, che non ho mai voluto ripensare: era stata una serata non sospetta, avevo messo il mio vestito migliore e il mio miglior rossetto, lo avevo passato sui sorrisi ormai spenti e sui baci già dati e ormai appassiti in una storia troppo lenta e senza più incanto… Ma ora sono partita, sono a metà strada, non voglio aver paura perché sento che tutto torna a pulsare contro ogni ripulsa.

Voglio rivedere i denti bianchi di una notte non vissuta tempo fa; lui mi ha scritto della bocca: «Ti ricordi, quando hai preso un morso di ghiaccio da me, da uno appena conosciuto? Quando l’hai baciato con un bacio freddo ghiacciato di rossetto? E ridevi fuori dalla tua tristezza, tristezza porca che volevi far morire in una notte…»

 

Lui non ti aveva detto, quella notte, che il suo amore era finito prima di ricominciare, e finire, e poi ricominciare in un massacro senza fine. Lei lo aveva reso un uomo perfetto e senza desideri, stanco di credere a parole, tradito dal revisionismo del vissuto, svuotato di ogni tenerezza, che credeva di aver vissuto veramente e che alla fine gli era stata tolta in un istante in una lettera macabra da morgue, dall’obitorio di una casa fredda, vuota e senza affetti per default.
Era meravigliosamente solo, adesso, e un giorno, in una chat, lui ti aveva scritto: «Vieni un week-end soltanto, amica mia, e capiremo se quel morderci nel ghiaccio, quella sera, era quello che sembrava: un karmico sigillo, un potenziale, la carta degli Innamorati, e del Penduto e un po’ della Papessa, le carte giuste giocate prima di due anni ancora di mosse rovinate da cattivi giocatori. Da gente che non crede a quel che sente e vede.

Per due mesi ho pensato a quel suo invito, e infine gli ho risposto: che sarà domani, che sarà stasera, che arrivo. Un giorno, masticando nella pausa pranzo stordita, su una panchina, nella piazzetta sotto al mio ufficio, ho deciso che il biglietto lo compravo, sì, che andavo a riascoltare la sua voce e a risentire le sue mani.

Lo so, perché sono partita.
Voglio fare una domanda alla mia vita.

© Daniele Martino 2012 – proprietà letteraria riservata

 

Inserito in narrazioni

«I was dreaming a dream, with you and for you…» (Stephen Dwoskin)

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Inserito in critica cinematografica, foto, video

« but I want you … in the same room»

I can’t recall this face, but I want you, but I want you
… in the same room, in the same room.

Julia Holter, In the same room

Inserito in critica musicale, poesia per musica

Ryan Mendoza studio Berlin

Inserito in critica d'arte