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fuori di me
perché il tempo scorre?
Inserito in foto
la notte del pianto e delle amanti
è stata una notte complicata, l’altra notte
perché prima la caldaia ha preso ad insultare
con un TAC! TAC! che non voleva più switchare
caldo da caldo e mi ha riconsegnato al gelo
insonne, che, rabbrividendo, nel silenzio
di questa scatola di celle che è un palazzo
ho sentito una donna che piangeva
una donna che piangeva tanto, forte, per sentirla
io, sfondati muri e pavimenti!
Si disperava tanto e io che non capivo
da dove? per caso per sapere cosa fare
suonare, consolarla e dirle:
“Guarda che anch’io piangevo qui, due anni fa
per una donna, ed una donna poi la mia vicina
il giorno dopo mi ha suonato e ha chiesto:
“Cos’è successo? Che posso fare qui per te?”
Invece sono rimasto a letto e l’Antonella
nel sogno era in dark room con altri due o tre tizi
e li scopava ancora quando io arrivavo
e poi direi un eccetera pudico
perché il ricordo poi si fa un po’ opaco e porno
però era stupenda, lei, tripudio di erotica possanza
cosa che giorno per giorno non mi pare.
Stanotte invece, nel villaggio coniugale
ero già nei guai e per vendetta
pisciavo da grondaie sopra i passanti
nel mezzo della festa patronale…
Poi scoprivo ch’ero il regista di un bel film
senza saperlo mi vedevo nei titoli di coda
e allo spettacolo la Donatella si è seduta dietro
con le gambe lisciate di calze seriche eccitanti
e io, le braccia dietro come un prigioniero,
le prendevo le dita tra le mie, perché
eravamo amanti, e quindi furtivi ed eccitati
pieni di tristezza e privi di paura e di vergogna.
Gemente insonnia dopo apnea tremenda
m’agito per niente tutte queste notti
con pianti veri e sesso del passato e finto.
Così è questo febbraio di gelo, ghiaccio e neve.
La primavera ha una sua cifra inconoscibile, remota.
Inserito in poesia
poesia animalista
ora che la neve si scioglie
un mare di merde di cane
galleggia sporco sul bianco
Inserito in poesia
Ti liberava la testa, ecco cosa faceva
«Me ne stavo lì accoccolato a bere quella musica e quelle parole. Era un suono così limpido e onesto, non come quelle finzioni di Hollywood, quei falsi gorgheggi. Ed era anche più bello di tutti gli urli assatanati che mi toccava fare per farmi ascoltare nei saloon gremiti. Quella musica non ti eccitava solo mentalmente, moralmente, sessualmente, ma faceva qualcosa di meglio, qualcosa di molto più difficile e necessario. Ti liberava la testa, ecco cosa faceva».
Woody Guthrie, Questa terra è la mia terra. Milano, Marcos y Marcos 2011
Inserito in critica musicale, parole, poesia, poesia per musica, video
Ora che
Ora che so cosa dire non ho tempo per dirlo
Ora che so cosa leggere devo lavorare lavorare
Ora che so come amare non ho storie da vivere
Ora che so un po’ di tutto non riesco a far niente
Ora che posso scrivere libri mi prende la paura di morire



