«Sempre, infatti, e senza nessuna possibilità di redenzione, quel dannato trascina dietro di sé la traccia vischiosa della pulsione di morte con cui contamina quelli che, per loro sfortuna, si avvicinano a lui.
Solo questa ospitalità verso sé stessi rende possibile l’ospitalità verso l’altro: poiché solo quelli che hanno abbastanza stima di sé e del loro giusto valore, possono prendere in considerazione la stima dell’altro e la costruzione di un’amicizia. Epicuro teorizza l’amicizia con sé stessi e il ruolo centrale di questo sentimento, portato dai romani al suo punto di incandescenza.
Nell’amicizia, la compagnia affettiva implica la cristallizzazione del positivo e la polverizzazione del negativo, il desiderio dell’ospitalità erotica e la condanna delle compromissioni con Thanatos».
Michel Onfray, Teoria del corpo amoroso. Per un’erotica solare
